
Catanzaro - Si è celebrata oggi, davanti al Gup del Tribunale di Catanzaro dottoressa Gennaro, l’udienza preliminare nell’ambito del procedimento penale che vede imputati imprenditori, dirigenti regionali, professionisti ed esponenti istituzionali coinvolti in una vasta indagine della Procura di Catanzaro su presunte irregolarità nella gestione di appalti, incarichi e finanziamenti pubblici. Nel corso dell’udienza di oggi il giudice ha innanzitutto ammesso la costituzione di parte civile della Regione Calabria nei confronti di tutti gli imputati, del Ministero dell’Economia e delle Finanze nei confronti dell’imputato Alessandro D’Ercole, e dell’Agenzia delle Entrate nei confronti dell’imputato Salvatore Madia. Successivamente è intervenuto l’avvocato Aldo Ferraro, difensore di fiducia di Domenico Maria Pallaria, il quale ha eccepito la nullità della richiesta di rinvio a giudizio per l’omesso interrogatorio del proprio assistito.
Gli avvocati Ferraro e Massimo Di Bella, infatti, avevano chiesto immediatamente dopo la conclusione delle indagini preliminari che Pallaria fosse sottoposto ad interrogatorio, trattandosi – secondo la difesa – del principale imputato del procedimento. L’interrogatorio però non sarebbe mai stato svolto. Il Gup ha accolto l’eccezione difensiva, dichiarando la nullità della richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Pallaria e restituendo gli atti alla Procura.
Per quanto riguarda tutti gli altri imputati, il procedimento è proseguito regolarmente. Il giudice ha quindi fissato le prossime udienze: 26 maggio 2026: esame degli imputati che ne faranno richiesta e discussione del Pubblico ministero e delle parti civili; 23 giugno 2026: conclusioni delle parti e decisione del Gup.
Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Vincenzo Cicino, Lucio Canzoniere, Gregorio Viscomi, Enzo De Caro, Arcangelo De Caro, Vincenzo Ioppoli, Giuseppe Peluso, Francesco Gambardella, Sebastiano Flora, Francesco Alessandro Caruso, Ferdinando Palumbo, Antonio Lomonaco, Giro Pasquale Sepe, Francesco Iacopino, Crescenzo Santuori, Antonino Tillieci, Armodio Migali, Vincenzo Belvedere, Michele Di Iesu, Massimo Di Bella, Aldo Ferraro, Davide De Caro, Giuseppe Dametti, Giuseppe Rugolo, Vincenzo Comi, Vincenzo Gennaro, Salvino Mondello e Monica Giovenco.
L’inchiesta
L’indagine, coordinata dalla Procura di Catanzaro guidata dal procuratore capo Salvatore Curcio, aveva portato alla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini nei confronti di 31 persone, accusate a vario titolo di corruzione, falsità ideologica, peculato, truffa, concussione e accesso abusivo alla banca dati delle forze dell’ordine per fatti che sarebbero avvenuti tra il 2017 e il 2020.
Secondo l’ipotesi accusatoria, al centro dell’inchiesta vi sarebbe stato un presunto sistema di scambio di favori relativo ad appalti pubblici e incarichi regionali, che avrebbe coinvolto esponenti politici, manager pubblici, imprenditori e funzionari della Regione Calabria.
Tra le persone raggiunte dall’avviso di conclusione indagini figurano anche l’ex presidente della Regione Calabria Mario Oliverio e gli ex assessori regionali Luigi Incarnato e Alfonso Dattolo. Gli accertamenti della Procura – firmati dall’allora procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla, dall’aggiunto Giancarlo Novelli e dai sostituti Irene Crea e Paolo Sirleo – ipotizzano che l’allora direttore generale del Dipartimento regionale Politiche della Montagna e Forestazione, Domenico Maria Pallaria, avrebbe avuto un ruolo centrale nella gestione di incarichi, assunzioni, appalti e finanziamenti. In una circostanza, relativa alla proroga di contratti per la Protezione civile, Pallaria – secondo la ricostruzione accusatoria – avrebbe attestato il falso per giustificare il rinnovo di un incarico, su richiesta e istigazione anche dell’ex presidente Oliverio. All’ex assessore Luigi Incarnato, in qualità di commissario liquidatore della società Sorical, vengono contestate invece vicende legate alla gestione di una diga e alla realizzazione di un impianto di rifiuti. Tra i destinatari delle contestazioni compare inoltre l’imprenditore turistico ed ex assessore regionale Francescantonio Stillitani, per presunte agevolazioni finalizzate all’ottenimento di un contributo regionale a fondo perduto di 10 milioni di euro per attività turistico-alberghiere.
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