Lamezia, viaggio musicale fra passato e presente nel “Manuale di Storia della Popular Music e del Jazz” di Fabrizio Basciano

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Lamezia Terme - Un excursus storico e musicale fra generi diversi che non tralascia il background economico e le vicende geopolitiche correlate: lo troviamo nel “Manuale di Storia della Popular Music e del Jazz” del musicologo lametino Fabrizio Basciano, edito da Volontè&Co., casa editrice milanese che da subito ha creduto nel progetto, ora uscito in versione aggiornata. Docente di Storia della Musica al Conservatorio “Tchaikovsky” di Nocera Terinese, Basciano ha deciso con questo lavoro di colmare il vuoto editoriale nella manualistica dedicata alla popular music, “un ambito che raccoglie molti generi, di solito impropriamente denominati in Italia con il termine “musica leggera”, quasi fossero contrapposti ad una “musica pesante”, da identificarsi con la musica colta o classica, invalidando così entrambi i campi”. A metà strada sta il Jazz, un genere vero e proprio, nato nella prima metà dell’800, non solo, come tutti sanno, a New Orleans, ma anche a Napoli, due grandi epicentri produttivi, quest’ultimo caratterizzato da una vera e propria filiera produttiva – con autori di testi, autori di musica, interpreti – a differenza del self mode dei song writers afroamericani. Un discorso che ha portato lontano il professor Basciano, nel suo dialogo con Francesco Sacco, speaker e autore radiofonico, sovente accompagnato dal pianoforte a tema del Maestro Francesco Scaramuzzino, nel suo snodarsi fra le diverse fasi storiche del Jazz: dallo swing che imperversa ai primi del ‘900 nelle sale da ballo di New York, vendendo dischi a palate, alla crisi della II Guerra Mondiale, che trasforma le big band da 15/20 elementi nei quartetti e quintetti del bee-bop, il Jazz degli anni ’40, musica più difficile e veloce, fatta per essere ascoltata e non ballata.

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“Una scelta consapevole dei musicisti afro, questa”, spiega Basciano con Scaramuzzino, “che rinunciano ai soldi per rivendicare la prerogativa di non suonare più solo per intrattenere i bianchi col ballo, ma pretendano che questi si siedano e paghino solo per ascoltarli”. Infine, con Miles Davis, a lungo osteggiato dai puristi, il Jazz si contamina col rock e con gli strumenti elettrici, finché il rock, nato dall’R&B, diventa il genere più quotato, grazie all’intuizione commerciale dei produttori di far cantare questa musica ai bianchi. Nasce così la stella di Elvis Presley, una stella con una vita un po’ allo sbando, come altre stelle di quel periodo, cosa che apre le porte della British Invasion degli Stones e degli Animals. L’Inghilterra rimane sulla cresta dell’onda con David Bowie e la sua “Life on Mars” che non per caso nasce con gli stessi accordi di “My Way” di Frank Sinatra, e sono i primi due grandi classici della popular music. Ѐ una nuova crisi economica a produrre la nascita del punk, musica dove la preparazione tecnica passa in secondo piano ed è importante la presenza scenica, i testi provocatori, la gestualità. “Anche nella nostra epoca, fatti i dovuti distinguo”, spiega Basciano, “la digitalizzazione, con la nascita di YouTube e le piattaforme di diffusione, riducendo del 50% gli introiti del mercato musicale, ha provocato la nascita di generi – chiaramente molto distanti dal punk – come la trap, dove conta poco la preparazione tecnica, e che probabilmente prima nessuno avrebbe mai prodotto”. Da qui l’invito a preservare le origini, e a visionare presso la libreria Tavella una ricca collezione di vinili, esposti e in vendita, che “rendono l’idea della materialità della musica dandole maggior valore”. Nel finale una digressione sui video musicali – per i quali fino agli anni 2000 esisteva un canale dedicato che li consacrò a business ma anche a forma d’arte – e al grande sperimentalista italiano Franco Battiato, di cui il Maestro Scaramuzzino ha proposto un assaggio nell’entusiasmo generale.

Giulia De Sensi

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