
Platania – “Disturbi del comportamento alimentare: parliamone!” è questo l’incontro che si è tenuto nella sala consiliare del comune di Platania a cui è seguita l’inaugurazione di una panchina lilla, colore simbolo della lotta contro di Disturbi del comportamento alimentare (Dca). Un momento di forte sensibilizzazione e di presa di consapevolezza su cosa siano i Dca – anoressia, bulimia e binge – e di che importante allarme di salute pubblica questi si portano dietro. Un tavolo dei lavori formato da vari professionisti che hanno fatto il punto sullo stato dell’arte dei Dca, sulle esperienze e sulle testimonianze, e dando gli strumenti necessari per capire le prime avvisaglie della malattia così da poter agire prima che questa si cronicizzi con conseguenza di un percorso di guarigione sempre più difficoltoso o addirittura mettendo a rischio la vita stessa di chi ne è affetto.
A moderare l’incontro Antonia Butera giornalista de il Lametino che, nella sua introduzione, ha parlato della necessità della sensibilizzazione e di quanto soprattutto dopo l’avvento del Covid i Dca non solo sono aumentati tra la popolazione ma hanno anche abbassato l’età di insorgenza andando a coprire il range dagli 8 ai 12 anni con conseguenze gravi sullo sviluppo pre-adolescenziale. Ponendo l’attenzione su come i Disturbi del comportamento alimentare siano solo la punta dell’iceberg di un disagio più profondo dell’individuo, ragione per cui è necessaria la presenza di una equipe multidisciplinare che prenda in carico il paziente fino alla guarigione. Portando anche il saluto della dottoressa Rosina Manfredi responsabile del centro di salute mentale di Lamezia Terme e direttore del dipartimento di salute mentale di Catanzaro assente per motivi di salute che ha voluto comunque dare il suo contributo informando sulle novità e sui progetti futuri in Calabria.

Ad intervenire la dottoressa Donatella Scalise, medico di continuità assistenziale, che ha portato il suo contributo come professionista e come mamma di un ragazzo d 17 anni che ha sofferto di anoressia nervosa, in una testimonianza toccante e cruda ha ripercorso i momenti di caduta nel baratro della malattia e la forza con cui si è risaliti verso una nuova vita lanciando un forte messaggio di speranza.
Presente al tavolo dei lavori la dottoressa Teresa Lagonia, assistente sociale e libero professionista presso il centro minorile di Catanzaro e presso l’ambito socio-assistenziale del comune di Lamezia Terme. La figura dell’assistente sociale negli ultimi anni è entrata a pieno regime nell’equipe di presa in carico del paziente nello specifico per facilitare il dialogo con lo stesso e aiutarlo a prendere consapevolezza della malattia e chiedere poi aiuto. La dottoressa Lagonia ha poi posto l’attenzione sulla possibilità di utilizzare dei gruppi di mutuo aiuto che costituiscono il perno della metodologia psico-medico-sociale detto “metodo Hudolin”.

A discutere sull’argomento anche due dottoresse dell’associazione Adac di Cosenza, un’associazione no-profit che si occupa della prevenzione, cura e studio dei disturbi del comportamento alimentare. Deborah Vizza e Armida Incorvaia rispettivamente psicologa e Biologa Nutrizionista da molti anni sono volontarie Adac dove si occupano di informazione e prevenzione seguendo i pazienti in modo ambulatoriale con visite calendarizzate. Entrambe lavorano, inoltre, nel centro medico Biolife di Cosenza trattando i pazienti affetti da Dca nel centro diurno lì presente.
La dottoressa Vizza nella sua relazione si è soffermata sulle varie classificazioni dei Dca e di quali effetti questi hanno su chi ne soffre, facendo un focus su quali siano le prime avvisaglie della malattia e come fare per riconoscerle. La dottoressa Incorvaia invece ha parlato del rapporto tra cibo e chi soffre di dca e il ruolo del Nutrizionista nell’equipe di presa in carico del paziente. Facendo poi un focus sull’importanza del chiedere aiuto e parlando del lavoro dell’Associazione Adac sul territorio. A concludere l’incontro l’intervento del sindaco di Platania avvocato Davide Esposito: “Ritengo che un comune, un ente non deve limitarsi a dare i servizi essenziali ma deve anche dare un servizio di informazione e dare gli strumenti - come in questo caso - per carpire i primi segnali di un problema importante come questo dei disturbi del comportamento alimentare”.

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