
Lamezia Terme - Avrebbe preferito salire agli onori della cronaca, non raccontarsi e non raccontare nulla. Avrebbe preferito un’adolescenza come tutte le altre, lontana da chi avrebbe anche potuto toglierle quel diritto per sempre. N. è vittima di stalking, una giovanissima vittima di stalking. Un’esperienza durissima che, però, non ha affrontato da sola: è stata aiutata, in un percorso di denuncia e di supporto morale, poi anche di libertà, con l’inserimento nel mondo del lavoro. Si tratta dell’Associazione Caducèo, attiva in città nel sociale da 26 anni “per la tutela dei diritti soggettivi e degli interessi collettivi”, secondo le parole della presidente Anna Mancini, che ha voluto condividere una storia a lieto fine, per spingere chi è nella situazione di N. a chiedere aiuto il prima possibile. Lo fa comunque senza calcare la mano, per non invadere ulteriormente la privacy di chi è stato violato.
Anna Mancini presidente associazione Caduceo
“Ci siamo trovati di fronte ad eventi incresciosi e devastanti, che ci hanno indotto a condotte di estrema prudenza e di pronto intervento”, racconta. “La prudenza è stata determinata dalla necessità di ridare fiducia alla vittima e ai familiari, riabilitando la fiducia nelle Istituzioni, che spesso il cittadino perde, in assenza di quegli interventi tempestivi e dinamici che si aspetterebbe di ottenere nell’immediato. Il nostro intervento è stato determinato dalla intuibile necessità di tutela che, comunque, si è chiamati ad assicurare, nel primario interesse di scongiurare che ad accadimenti gravi possano conseguire eventi irreparabili”.
La cautela che traspare da questa dichiarazione è la stessa che l’associazione ha usato nei confronti di N. – una minore – che inizialmente non ha avuto la forza di intraprendere autonomamente, con la propria famiglia, un procedimento legale nei confronti del proprio persecutore. In quel frangente, l’Associazione non riesce a stare con le mani in mano, e ritiene opportuno appellarsi comunque alla Prefettura, per far attivare una sorveglianza dell’area prospicente l’abitazione di N.: la cosa, inizialmente, oltre a rassicurare i familiari, sembra scoraggiare il suo stalker dal mettere in atto ulteriori condotte illecite. Ma è solo un momento. Le azioni aggressive e prevaricatorie dell’uomo si ripetono, fino ad indurre i genitori di N. a informare l’autorità inquirente e a denunciarlo in maniera definitiva. Dalla fase investigativa si passa a quella processuale, fino alla sentenza di condanna per lo stalker, emessa anche in sede di Corte d’Appello a Catanzaro. Da allora N. è di nuovo una persona libera. La sua storia è paradigmatica, simile ad altre dove il coraggio ha vinto sulla paura, ma proprio per questo è utile oggi a tutte le vittime di stalking. “La mia personale soddisfazione”, racconta ancora Anna Mancini, “deriva anche dal fatto che l’associazione ha seguito la giovane negli anni successivi, finché non è pervenuta all’acquisizione di una specifica professionalità, che oggi le ha consentito anche l’inquadramento nel mondo del lavoro. Si tratta di percorsi estremamente sensibili, nel cui corso occorre dimostrare una disponibilità costante e soprattutto connotata da una particolare attitudine ad essere rasserenanti”. La storia di N. si chiude con l’invito dell’Associazione ad aprire pubblici dibattiti su tematiche come questa, per dare il coraggio alle vittime di chiedere aiuto e, soprattutto, di farlo finché si è in tempo.
Giulia De Sensi
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