
Catanzaro - Significativa riduzione in Calabria del numero dei medici di base e dei pediatri di famiglia. A fotografare la situazione è l'Agenas, l'agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, che nel report sul personale in servizio nelle strutture sanitarie pubbliche fa il punto sulle figure professionali più carenti in Italia e si sofferma anche sulla medicina territoriale nelle singole regioni. Il dato che emerge sulla Calabria è dal 2020 al 2021 il numero di medici di base si è ridotto di 405 unità, passando da 1.494 a 1.089, mentre i pediatri di famiglia sono scesi di 68 unità, con una riduzione da 254 a 186. Numero significativi e importanti, soprattutto se rapportati a quelle delle altri regioni. Basti pensare che in due anni in Lombardia i medici di medicina generale sono diminuiti di 317 unità, mentre i pediatri di libera scelta di 44. Una contrazione inferiore alla Calabria, ancor di più se rapportata al numero di abitanti. Secondo gli accordi collettivi nazionali, un medico di medicina generale può assistere fino a 1.500 pazienti. Alcune regioni, per ovviare alla carenza di tale figura professionale, hanno aumentato questo limite. Tuttavia, la media nazionale è di 1.224, con il valore più alto al Nord (1.326), rispetto al Centro (1.159) e al Sud (1.102). In dettaglio, le regioni con il maggior numero di assistiti per medico di medicina generale sono: Trentino-Alto Adige (1.454), Lombardia (1.408) e Veneto (1.365); mentre in coda ci sono la Calabria (1.055), Basilicata (1.052) e Umbria (1.049).
“Il protrarsi del blocco delle assunzioni - rileva Agenas - interrompendo la regolare alimentazione dei ruoli, ha determinato l’innalzamento dell’età media del personale e il conseguente fenomeno della “gobba pensionistica”. Tale fenomeno, sebbene riguardi tutto il personale sanitario, appare naturalmente più minaccioso per i profili professionali già carenti”.
"Ove si consideri - aggiungono dall'agenzia - che questi due profili professionali sono gli assi portanti di qualsiasi operazione di potenziamento delle attività sanitarie di prossimità, si ritiene necessario abbinare all’incremento dell’offerta formativa un sistema di incentivi in grado di rendere attrattive tali figure professionali in termini di riconoscimento sociale oltre che economico. I provvedimenti emergenziali adottati nel corso della pandemia non hanno prodotto significative correzioni".
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