
Lamezia Terme - Un momento importante per la comunità scolastica del Liceo Campanella, finalizzato alla riflessione sulla pace e il disarmo, l’incontro con Valeria Santori, già funzionario OPAC (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche). Questa realtà facente capo all’ONU, con sede all’Aja, è stata insignita nel 2013, con tutto il suo staff, del Premio Nobel per la pace, con particolare riferimento all’impegno per il disarmo chimico in Siria. Santori, attualmente in servizio presso l’Ufficio per il disarmo delle Nazioni Unite, ha offerto ai ragazzi a titolo personale la propria testimonianza, in un incontro organizzato dai docenti Olinda Suriano e Giovanni Mazzuca, coordinato dalla referente di educazione civica dell’Istituto Carmela Dromì e introdotto dai saluti della dirigente Susanna Mustari e del sindaco Paolo Mascaro. Fra i presenti in sala, il presidente di Comunità Progetto Sud don Giacomo Panizza, il consigliere provinciale Davide Mastroianni, il presidente del consiglio d’Istituto Massimiliano Serrao.
“L’OPAC si occupa di contrastare l’uso e la produzione delle armi di distruzione di massa”, ha spiegato Santori, “cioè quelle armi in grado di causare un alto numero di vittime e danni spesso incontrollabili, che si ripercuotono non solo sull’uomo ma anche sugli animali e sull’ambiente, anche nel lungo periodo. Queste armi provocano gravi sofferenze prima che intervenga la morte, e in ogni caso lesioni permanenti. Se in alcuni casi esistono antidoti o protezioni, questi sono appannaggio dei militari, non della popolazione civile inerme. A questa categoria appartengono le armi nucleari, utilizzate durante la II Guerra Mondiale; le armi biologiche, che consistono nella diffusione di virus, batteri e funghi patogeni; le armi chimiche, che prevedono l’uso di sostanze tossiche di vario genere che si diffondono per contaminazione o per contatto. Queste ultime comprendono i gas asfissianti – come il Gas Mostarda, che durante la I Guerra Mondiale produsse circa 90.000 vittime; gli agenti vescicanti, che producono lesioni sulla pelle, e se assunti per inalazione anche lesioni ai visceri; gli agenti che agiscono sul sangue; infine gli agenti nervini, di ultima generazione e particolarmente letali, che agiscono sul sistema nervoso".
"L’OPAC conta oggi 193 stati membri – ne mancano quattro per renderlo un organismo universale – fra cui l’Italia, che fa parte del Consiglio Esecutivo, e li vincola attraverso una Convenzione internazionale al non uso di queste armi, vietandone la produzione, lo stoccaggio, il trasferimento da altri stati, e in caso di depositi preesistenti ne dispone la distruzione, così come è prevista la distruzione o riconversione a fini civili degli impianti di produzione, con un apposito sistema di ispezione e verifica. Ad oggi sono state distrutte 72.000 tonnellate di agenti chimici, 97 impianti compresi quelli riconvertiti, e sono state effettuate 5.049 ispezioni, con un budget di circa 76 milioni di euro – l’equivalente di ciò che servirebbe ad un singolo stato per comprare due caccia bombardieri. Le sanzioni per i trasgressori della Convenzione – che contiene disposizione sancite anche per diritto consuetudinario, e dunque universali e applicabili anche agli stati non membri – costituiscono crimine perseguibile senza immunità dalla Corte Penale Internazionale dell’Aja”.
Toccante il video che racconta l’assegnazione del Nobel a seguito dell’importante operazione in Siria, dove durante la guerra, nel 2013, si è registrato l’utilizzo del Sirin, un’arma a base di gas Nervino, usato in maniera massiccia proprio in un attacco avvenuto durante una missione congiunta di OPAC e OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) voluta dall’ONU per verificare il possibile impiego di armi chimiche. L’attacco causa circa un migliaio di vittime, e si procede ad un negoziato con la Siria che porta alla distruzione sistematica delle sue armi chimiche attraverso un’operazione internazionale interamente gestita da OPAC – armi di cui tuttavia si riscontrerà un nuovo utilizzo nel corso della guerra, parzialmente anche ad opera dell’Isis, che andrà a determinare il sanzionamento della Siria, nel frattempo divenuta membro dell’organizzazione. “Il divieto dell’uso delle armi chimiche è ancora forte all’interno della comunità internazionale”, conclude Santori, “Il pericolo più grande sta oggi nel loro utilizzo clandestino da parte di organizzazioni terroristiche, non controllabili e senza scrupoli”.
Giulia De Sensi
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