Lamezia, incontro con l’Arma dei Carabinieri al liceo "Galilei": esercitazione pratica con cane antidroga Manco

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Lamezia Terme - Ѐ stata l’Arma dei Carabinieri la protagonista del terzo appuntamento della “Maratona della Legalità” al Liceo Scientifico “Galileo Galilei”, che ha avuto come tema “Il viaggio nella Leadership e la valorizzazione del lavoro di squadra”. L’iniziativa, fortemente voluta dalla dirigente Teresa Goffredo, si è avvalsa in questo caso dell’esperienza del Maggiore Christian Bruscia e del Maresciallo Giulia Marengiu del Comando di Lamezia Terme, accompagnati dal Vicebrigadiere Alessandro Ansisi e dall’appuntato Mauro Introna dell’Unità Cinofila di Vibo Valentia, che hanno offerto una dimostrazione pratica del loro lavoro di squadra con uno dei sei cani all’attivo del Nucleo, addestrati alla lotta al narcotraffico. Il Pastore Belga di sette anni, Manco, è stato capace di scansionare davanti ai ragazzi una serie di bagagli, identificando l’odore di una sostanza affine al principio attivo Thc contenuto negli stupefacenti, che si trovava in una busta nascosta all’interno di uno di essi.

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A seguire un momento ludico vissuto dagli stessi studenti con il cane, che, come è stato spiegato, “vive il suo lavoro come un gioco”, una sorta di caccia al tesoro, che pure, come quello finalizzato alla ricerca di armi e ordigni esplosivi, necessita di ben cinque mesi di addestramento affrontati insieme al suo conduttore. Mesi che diventano nove per i cani destinati a mansioni di ordine pubblico, ovvero alla ricerca di persone scomparse, malviventi in fuga, ricerca su macerie – terremoti, frane, valanghe. L’addestramento viene condotto nel centro specializzato di Firenze, e successivamente i cani vengono resi disponibili e dislocati nei vari territori. In Calabria quello di Vibo Valentia è il primo nucleo cinofilo ad essersi insediato, nel 1958, e dispone ad oggi di cani adatti a tutte le tipologie di ricerca, anche se sono in maggior numero quelli destinati alla lotta al narcotraffico. Un lavoro di squadra che coinvolge l’Arma a tutti gli effetti, come è stato spiegato dal Maggiore Bruscia, il quale ha sottolineato dialogando con i ragazzi l’importanza di valorizzare il contributo individuale di ogni membro di un team, piuttosto che fermarsi alla mera ricerca del risultato finale.

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“L’individuo che porta il risultato è più importante del risultato stesso”, ha spiegato, “l’importante è l’impegno che si mette nelle cose, e il compito di un vero leader è ispirare le persone a desiderare l’obiettivo, capirle nelle loro difficoltà, essere empatico, collocare la persona giusta al posto giusto: la leadership è visionaria. Un vero leader cerca di non mettere in mezzo il proprio personale in tutto ciò che comporta estrema responsabilità ma si espone in prima persona tutelando il gruppo nei momenti bui, lo coinvolge nello sviluppo dei processi, ascoltando il parere di tutti. Il suo compito è semplificare le complessità, creare fiducia, mettersi al servizio della squadra, orientare e saper valutare sulla base della consapevolezza di sé”. Da qui l’identificazione dei vari tipi di leadership, da quella puramente gerarchica – “facile all’inizio ma difficile da mantenere” – a quella di relazione, mirata ad instaurare fiducia attraverso l’ascolto; poi la leadership di risultato, in cui il leader merita fiducia grazie ai risultati e alle doti dimostrate sul campo; quella generativa, in cui il leader è capace di produrre e formare altri leader; infine la leadership completa, la più rara, in cui il rispetto viene guadagnato dal leader grazie alla sua capacità di vedere in prospettiva il potenziale di ognuno.

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Molte le fonti citate: da John Maxwell, a Francesco Vallone, al discorso dell’ammiraglio della Marina statunitense McLaren all’Università del Texas, in cui invitava gli studenti a partire dalle piccole cose – come rifare il letto – per riuscire a cambiare il mondo. Anche la leadership femminile, ancora poco praticata a causa delle disparità di genere - soprattutto in Italia, nonostante i tempi stiano cambiando - ha avuto il suo spazio nella trattazione grazie all’intervento del Maresciallo Giulia Marengiu. “Le donne leader tendono ad essere più empatiche degli uomini, più orientate a relazioni d’aiuto, persuasive e pragmatiche, motivanti, flessibili, capaci di organizzare il lavoro in maniera strutturata, creative e aperte al confronto: hanno una serie di “soft skills” molto accentuate. Gli uomini tendono ad essere più strategici e portati a focalizzarsi sul risultato”. La conclusione? “Non esiste una leadership ideale, se non quella data dall’intersezione delle attitudini maschili e femminili, che devono dunque coesistere e fare lavoro di squadra”.

Giulia De Sensi

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