Al tribunale di Catanzaro gli alunni della scuola secondaria di Settingiano mettono in scena “processo simulato”

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Catanzaro - Accolti dall’avvocato, Carlo Talarico, gli alunni della classe terza della Scuola Secondaria di I grado di Settingiano, facente parte dell’Istituto Comprensivo di Marcellinara, sabato 27 maggio hanno dato vita ad un processo mettendo in scena il copione “La Tavernetta”. Nell’aula C del Tribunale ordinario Ferlaino di Catanzaro, ha trovato la giusta conclusione il percorso progettuale Ciak….un processo simulato per evitare un processo vero, che ha visto impegnati gli alunni e i docenti in un percorso educativo/formativo dietro impulso e per il tramite dell’Associazione Ciak - Formazione e Legalità, in sinergia con le Autorità giudiziarie della Regione Calabria, giunto ormai alla VIII edizione.

Il referente del progetto, professore Franco  Critelli, e le professoresse Angela Brusco e Letizia Rocca, si sono prodigati nell’organizzazione del “processo simulato” incentrato sul tema del cyberbullismo, tematica giuridicamente rilevante e di allarme sociale. Il percorso di educazione alla legalità, che da sempre vede impegnati i docenti dell’Istituto, fortemente incentivato dal dirigente scolastico, Saverio Molinaro, è finalizzato alla formazione del buon cittadino, ad una persona che sta bene con se stessa e con gli altri, responsabile, che conosce i pericoli del mondo che la circonda per imparare a prevenirli o tentare di risolverli. La prevenzione nel caso del bullismo e del cyberbullismo è particolarmente importante data la diffusione dei fenomeni e alla luce delle conseguenze particolarmente negative per chi è coinvolto.

Gli allievi hanno preso posto nell’aula del Tribunale, indossando toghe ed immedesimandosi perfettamente nei personaggi, da attori “nati”: emozione palpabile quando l’avvocato Talarico ha fatto accomodare il P.M., Vincenzo, al posto che usualmente è occupato dal Procuratore Capo, Nicola Gratteri; i magistrati, gli avvocati, i testimoni, gli accusati e la vittima hanno toccato le corde dei presenti per l’intera durata del processo. “Foto postate sui social - raccontano in una nota - messaggi volgari, critiche devastanti hanno minato l’autostima dell’adolescente Gaia, la protagonista, che tenta il suicidio, ed hanno riportato la memoria dei presenti a fatti realmente accaduti. Il processo simulato mette in luce i pensieri e le difficoltà non solo della vittima ma anche dei bulli o cyberbulli ed evidenzia come l’unico antidoto contro gli abusi sia parlare con i ragazzi, cercare di capire le radici del loro malessere e far comprendere loro le conseguenze delle loro azioni”. Tante le emozioni e tanti gli spunti sulle strategie che gli insegnanti, insieme ai genitori, possono mettere in atto per creare contesti attenti e sensibili per intercettare i fenomeni prima che si manifestino o che diventino particolarmente gravi”.

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