Lamezia, evento sul gioco d'azzardo al Polo “Rambaldi”: "In città 350 persone in cura al Serd per ludopatia"

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Lamezia Terme - Una trappola, un precipizio al quale ci si avvicina per tentare la fortuna, annegare il disagio o per puro divertimento: “Azzardo: non chiamatelo gioco” è il titolo, eloquente per descrive vari aspetti della ludopatia, di un’iniziativa voluta dal Movimento di spiritualità “Vivere In” attivo in Italia dal 1968. Il Movimento, rappresentato a livello regionale dal responsabile Antonino Leo, ha operato in collaborazione con il Dipartimento per la Salute Mentale e le Dipendenze dell’Asp di Catanzaro diretto dalla dottoressa Rosina Manfredi, con il UOC Serd di Catanzaro diretto dalla dottoressa Maria Giulia Audino, con l’associazione GAP (Gioco d’Azzardo Patologico) e il suo referente per il Serd Luigi Pullia e dall’avvocato Roberta Usia, e con la Cooperativa Sociale Zarapoti presente come Unità di strada del Serd con un mezzo mobile che si occupa della prevenzione dal gioco patologico.

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L’iniziativa, inquadrata all’interno di un progetto più ampio che prevede una mostra itinerante di sensibilizzazione sul tema, è stata condotta presso l’Istituto Tecnologico “Carlo Rambaldi”, sotto la supervisione dei professori Di Cello, Servidone e Cuda. Attiva la partecipazione di alcuni ragazzi delle terze classi, rappresentati dai capigruppo Francescantonio Lettieri, Dana Melania Vulpescu e Nicola Nicoletta. I ragazzi non solo hanno allestito a scuola la mostra sulla ludopatia, ma hanno realizzato dei video e condotto delle interviste a compagni maggiorenni e docenti focalizzandosi sul problema, ed elaborando i dati in grafici esposti poi alla platea, insieme ad una presentazione dell’Istituto.

Dopo i saluti istituzionali del sindaco Paolo Mascaro e della dirigente Anna Primavera, gli interventi degli altri attori dell’iniziativa sono stati accomunati dall’intento di sottolineare il pericolo troppo spesso sottovalutato del gioco d’azzardo, sia per la persona singola che per le famiglie, a causa della distruzione di un patrimonio non solo economico ma anche affettivo e umano, e la diffusione del problema a tutti i livelli, fra i giovani come fra gli adulti e fra gli anziani – particolarmente le donne. “A Lamezia Terme” spiega la dottoressa Audino, “sono in cura al Serd per dipendenza patologica da gioco d’azzardo 350 pazienti, e dopo il covid è cresciuta di molto anche la dipendenza dai giochi on-line”.

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Abbastanza preoccupanti i dati fatti emergere dagli stessi ragazzi attraverso le interviste raccolte. Su un campione di 186 persone maggiorenni intervistate, il 34% passa il suo tempo libero al bar con gli amici, il 19% naviga su Internet, e solo 2% fa attività di volontariato; quasi assente la lettura, mentre ancora un certo successo ha lo sport, praticato dal 20%. Il 58% identifica il gioco d’azzardo soprattutto con il gratta e vinci, a seguire Lotto e superenalotto, e il 20% pratica regolarmente questo tipo di gioco. Ma l’11% gioca alle slot machines e il 10% fa scommesse sportive. Il 6% frequenta le sale bingo, il 4% i casinò, il 18% gioca su internet e il 15% nei luoghi preposti del centro commerciale: solo il 6% dichiara di non giocare affatto. Il 50% lo fa con gli amici, il 15% con familiari, il 16% con chi capita e il 4% va già da solo.

Significativa anche la frequenza: dice di giocare qualche volta l’anno il 27%, al mese il 29%, alla settimana il 28%, e solo il 16% dice di non giocare mai o di non giocare più.  Ma il dato in assoluto più preoccupante è che il 35% dichiara di scommettere più di 100 euro alla volta, tra 30 e 50 euro il 22%, tra 5 e 20 euro il 32%, e nessuna somma appena l’11%. La motivazione più immediata? Semplicemente il desiderio di tentare la fortuna. Un desiderio piuttosto costoso, soprattutto in termini di oneri sociali, considerando che solo il 7% ritiene che mentire alla propria famiglia sia un chiaro indicatore di ludopatia, e che il 66% si sente totalmente immune dal pericolo di precipitare nel tunnel.

Giulia De Sensi

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