
Lamezia Terme - Si è parlato inevitabilmente di lotta alla criminalità organizzata nell’incontro informale fra Stefano Bonaccini, candidato alla segreteria nazionale del Partito Democratico e il presidente di Comunità Progetto Sud don Giacomo Panizza, presso il bene confiscato di via dei Bizantini sede del centro “Pensieri e parole”. L’attuale presidente della regione Emilia Romagna dopo aver visitato i vari locali della struttura si è confrontato con don Panizza alla presenza dell’onorevole Nicola Irto e del legale di Progetto Sud, l’avvocato Italo Reale. “L’espansione del raggio d’azione delle mafie si è allargato da tempo a toccare tutto il paese, tanto più le zone ricche del nord” ha sottolineato Bonaccini, “e come presidente dell’Emilia mi è capitato recentemente più volte di procedere alla riassegnazione di beni confiscati alla criminalità organizzata: nel bresciano, nel parmense, nel piacentino, ridestinandoli ad esempio all’accoglienza di profughi ucraini o assegnandoli alla protezione civile. Dobbiamo anche noi sviluppare gli anticorpi per riuscire a prevalere, e per farlo è necessario velocizzare la burocrazia per la consegna dei beni a chi li utilizza per scopi socialmente utili”.

Da padrone di casa, don Panizza ha illustrato al candidato la storia e l’organizzazione attuale dello stabile di via dei Bizantini, dove trovano ubicazione fra l’altro la sede regionale di Banca Etica, il centro d’accoglienza per minori “Luna Rossa” e al piano terra lo studio della presidente di Fish Calabria Nunzia Coppedè.
“Qui persone disabili aiutano altre persone disabili a far valere i propri diritti e ad affrontare la propria condizione”, ha spiegato il presidente di Progetto Sud, in Calabria dal ’76, e attualmente a capo di una realtà che conta circa 200 dipendenti, più i volontari e i ragazzi del servizio civile. “Quando sono venuto qui da Brescia, al mio paese le persone disabili andavano a scuola e a terapia: qui stavano chiuse in casa. Ho deciso di lottare contro questa ingiustizia”, ha concluso Panizza, che si è detto felice della possibilità di affrontare temi sociali e relativi al welfare con esponenti della politica nazionale. Ha concluso l’incontro stringendo la mano a Bonaccini, che proseguirà il suo tour alla volta di Rosarno, per incontrare una Calabria piagata che tuttavia continua a resistere.
Giulia De Sensi

Bonaccini: "Questione meridionale deve diventare nazionale"
"La questione meridionale deve diventare una questione nazionale e non può essere relegata soltanto al sud. Per questo sto facendo questo tour nel Mezzogiorno del Paese e, dopo essere stato in Puglia ed in Molise, oggi sono in Calabria". Lo ha detto a Lamezia Terme Stefano Bonaccini, nella prima tappa del tour di oggi in Calabria. "Ho fatto per quasi sei anni il presidente della Conferenza delle Regioni - ha aggiunto Bonaccini - e conosco bene anche il sud, che merita di essere considerato non più in termini assistenzialistici ma con politiche per lo sviluppo ed industriali che garantiscano qualità nei servizi e lavoro. Per questo sono molto curioso anche oggi in Calabria di ascoltare, perché l'ascolto è importante, e per dire agli amministratori locali di quest'area del Paese che serve un Partito democratico molto più attento al territorio perché oggi il Pd viene visto troppo 'romanocentrico'. Ci sono aree come il Mezzogiorno in cui il Partito democratico alle elezioni politiche o europee non ce la fa a prevalere, ma che poi nelle consultazioni amministrative riesce a vincere anche quando il vento sembra contrario. Per questo dobbiamo togliere dalla panchina e fare scendere in campo tanti bravissimi amministratori e dirigenti locali del nostro partito che meritano di avere una ribalta nazionale".
"Serve un nuovo gruppo dirigente"
"Nel Pd bisogna fare un nuovo gruppo dirigente. È inutile che ci giriamo intorno. Non perché dobbiamo colpire qualcuno, ci mancherebbe, ma perché, dopo l'ennesima sconfitta, un partito deve creare una nuova classe dirigente che noi, tra l'altro, in giro per l'Italia abbiamo già". Così, a Lamezia Terme, Stefano Bonaccini. "Le correnti in sé - ha aggiunto - non sono un male. Il problema é come si sono strutturate. Perché da elemento di contributo di pensiero, considerato che un grande partito se vuole essere tale deve essere plurale perché non tutti possono pensarla alla stessa maniera, si sono trasformate in altro. Io vorrei che che nel Pd si discutesse da posizioni diverse su singoli temi, il lavoro, l'ambiente, la scuola, l'autonomia differenziata, la sanità. Ma non impostando la discussione sulla base di posizioni correntizie, Altrimenti proprio le correnti diventano elementi di divisione, come sono adesso, oppure elementi che fanno emergere non gli elementi più meritevoli ma chi ha più potere e viene premiato per questo. Bisogna cambiare, dunque, in modo da evitare di dare un'immagine del Pd che non è quella giusta, come avviene adesso. Perché poi in realtà il nostro è un partito sì in difficoltà ma che, nelle urne, è risultato il secondo del Paese ed il primo dell'opposizione. In Europa non sono tantissimi i partiti che hanno circa il 20 per cento come il nostro. Solo che ci autorappresentiamo molto peggio di come siamo".
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