
Lamezia Terme - Un mix di colori, musica, danza, poesia e preghiera, concluso da un cortometraggio e da un buffet di sapori dal mondo, nell’evento organizzato da comunità Fandango in collaborazione con Luna Rossa e Casa Meulì, tutte realtà calate nel sociale nate dall’impegno di Comunità Progetto Sud e del suo presidente don Giacomo Panizza. I ragazzi, nel consueto clima di festa, sono stati invitati a esprimersi sul tema della pace – così sentito in questo particolare momento storico – intesa nelle sue varie accezioni: pace interiore, pace sociale, pace come base comune per costruire l’amore fraterno e di coppia, pace come dono di Dio per il quale essere grati. Ognuno ha scelto lo strumento espressivo più consono alle proprie inclinazioni: fra i testi interpretati la preghiera di Madre Teresa di Calcutta “Trova il tempo”, la canzone napoletana “Abbrazzame”, un testo teatrale tratto da “I dieci comandamenti” di Roberto Benigni, la poesia di Talin Serek “Ho dipinto la pace”, e il testo della canzone “Il mondo che vorrei”. Particolare l’intervento dell’attore Achille Iera, da sempre vicino alla comunità, che ha interpretato per l’occasione una lirica di Mariangela Gualtieri, o quello di due madri di ragazzi ospiti della struttura. Estremamente toccante l’intervento di tre giovani di Luna Rossa, due ragazzi e una ragazza, provenienti rispettivamente dall’Egitto, dalla Somalia e dalla Libia, che hanno portato le loro testimonianze personali, accomunate dall’arrivo per mare, ma ciascuna diversa e a suo modo dolorosa: nel superamento dell’adolescenza in un pese straniero dove si è completamente soli, nella fuga infernale da un gruppo terroristico estremista che arruola sotto minaccia di morte soldati bambini, nel viaggio esistenziale attraverso i traumi della guerra, la prigione e i maltrattamenti: tutte storie con un lieto fine che si legge già solo nel sorriso dei volti.

“La pace e la guerra non esistono finché non le si fa accadere”, conclude don Panizza, “Ed è più facile far accadere la guerra che la pace. Nel mondo esistono più di 50 guerre dichiarate, e per l’ONU si parla di guerra quando si superano i 10.000 morti, o in caso di bombardamento di uno Stato da parte di un altro Stato. Ma la parola pace, come la parola guerra, esiste solo se si fa: come la parola amore, libertà, i verbi studiare o perdonare. Ultimamente ci sono molti politici che parlano di democrazia, ecologia, pace, libertà: ma solo parlano”. Di seguito don Panizza ha commentato le foto scattate durante il suo viaggio in Ucraina avvenuto in luglio con il Movimento Europeo di Azione non violenta: un viaggio lunghissimo, formalmente sconsigliato dal Ministero degli Esteri, che ha portato però, oltre all’arrivo di medicinali e generi alimentari in loco, ad alcune importanti conclusioni: la creazione di un gruppo di 78 mamme e bambini orfani di padre che hanno avuto la possibilità di passare l’estate in Italia, la creazione di un libro scaricabile intitolato “La pace in cammino”, e soprattutto la possibilità di rendere testimonianza diretta di una conflitto molto più antico di quanto lo si voglia far apparire, nel quale la stessa popolazione è ormai disposta a morire più che perdere ancora la propria libertà: “un discorso – dice don Giacomo – che li accomuna ai profughi che attraversano il mare, che preferiscono perdere la vita e non restare soggiogati”.
Giulia De Sensi



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