
Lamezia Terme - Sarà in scena al Teatro Grandinetti il 1° febbraio il “Falstaff a Windsor”, splendida rivisitazione da Shakespeare che unisce in un unico dramma i lembi della trama de “Le Allegre Comari di Windsor”, “Enrico IV” ed “Enrico V”, ponendo al centro il celebre personaggio di Falstaff, interpretato dall’attore Alessandro Benvenuti, con la partecipazione degli attori di Arca Azzurra e la regia di Ugo Chiti. Più volte candidato e premiato ai David di Donatello, non solo attore ma regista, sceneggiatore e musicista, Benvenuti racconta l’emozione sempre nuova del teatro di Shakespeare, e la magia che da secoli incanta il pubblico di tutto il mondo.
Ѐ ancora attuale la comicità della commedia shakespeariana, e in particolare il personaggio di Falstaff? In che maniera?
"Quella di Shakespeare non è semplice comicità: significa fare teatro che abbia un senso profondo, che diverta e faccia riflettere ed emozioni nello stesso tempo. Può sembrare banale, ma alla trentesima replica possiamo dirlo: è questo a colpire lo spettatore. La figura di Falstaff è quella di un uomo ridicolo, fanfarone, piacione, esagerato in tutto, che però dentro di sé nasconde una grande tenerezza, potremmo quasi dire un dolore. Ѐ diverso dai tanti fanfaroni che popolano il nostro tempo – nel mondo della politica e non solo – dove non esiste più sincerità, onestà intellettuale. Nasconde un’insicurezza ed è dotato di un senso morale che è utile rappresentare e raccontare a teatro".
Quali sono le caratteristiche principali che attualizzano questa vostra rivisitazione?
"Una delle novità sta nello spazio teatrale senza riferimenti fisici, nel palcoscenico apparentemente vuoto su cui i corpi parlano, lasciando grande spazio all’immaginazione dello spettatore. Ogni personaggio rappresenta un po’ i lati peggiori dell’umano: la gelosia, la superbia, anche la cattiveria. Ma scaturisce ed esplode dalla piccolezza degli esseri umani un immenso sapore di vita, ed è come se si dicesse alla gente: anelate alla vita, non fatevi prendere dalla tristezza. Quello di Shakespeare è un teatro fatto di questo niente, che poi è tutto, ed arricchisce enormemente chi guarda, il quale non perde ma guadagna tempo".
Com’è stato calarsi nei panni di un personaggio come Falstaff? Ha richiesto un impegno particolare dal punto di vista attoriale?
"Ѐ stato faticosissimo, lo ammetto. Come persona, oltretutto, sono lontanissimo da Falstaff, il quale come se non bastasse passa dalla farsa al dramma alla commedia, e sa essere divertente, tenero, addolorato: non facile. Interpretarlo richiede un lavoro continuo, ma comincia a piacermi".
Era già stato a recitare in Calabria e a Lamezia? Cosa si aspetta da questo soggiorno?
"Sono già stato a recitare a Lamezia ed ho molti amici calabresi. Amo moltissimo la Calabria, che è come una seconda terra. Sono un accademico del peperoncino di Diamante, ho scritto con il supporto di un amico un lavoro in calabrese arcaico, e da voi mi sento un po’ a casa mia. Mi auguro dal soggiorno tutto il bene, e spero che il pubblico, che ancora non ci ha conosciuti con questo lavoro, rimanga soddisfatto".
Giulia De Sensi
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