
Catanzaro - A seguito dei quattro cicloni atlantici che si sono abbattuti in successione sulla Calabria, provocando gravi eventi alluvionali, la Regione è in attesa dell’Ordinanza della Protezione Civile che disciplinerà le misure emergenziali, le deroghe normative e le procedure necessarie per accelerare ristori, ripristino dei servizi e sostegno a imprese e amministrazioni locali. “La Calabria sta vivendo momenti drammatici – dichiara il vicepresidente e assessore ai Lavori pubblici e alla Difesa del suolo Filippo Mancuso – e il nostro primo pensiero va alle comunità colpite, che attendono risposte rapide e concrete. Tuttavia, è evidente che non possiamo limitarci alla gestione dell’emergenza: è arrivato il momento di cambiare radicalmente impostazione, attraverso un piano unico e organico per la mitigazione del rischio idraulico, soprattutto nelle aree più esposte alle esondazioni. Su impulso del presidente Roberto Occhiuto, l’assessorato ha già avviato una rinnovata sinergia con l’Autorità di Bacino Distrettuale, i Dipartimenti regionali competenti e gli enti coinvolti, con l’obiettivo di ridefinire la governance della difesa del suolo, riordinare le competenze e aggiornare il quadro normativo”.
Il vicepresidente entra poi nello specifico del bacino del fiume Crati per il quale è stata effettuata una ricognizione degli interventi finanziati dalla Regione negli ultimi anni. Oltre alla sistemazione degli argini in corrispondenza degli scavi archeologici di Sibari (4 milioni di euro), dal 2017 sono stati programmati sei interventi per circa 20 milioni lungo l’asta fluviale da Cosenza alla foce. Di questi tre risultano conclusi; due sono in fase avanzata di progettazione e saranno a breve posti a gara dal Commissario; uno è stato consegnato a fine 2025 per il completamento della sistemazione degli argini per quasi un chilometro verso monte, per circa 7,8 milioni di euro. Tra gli interventi più significativi, quello da 1,2 milioni sul torrente Muzzolito e sul Crati nell’area di Corigliano-Rossano e il prossimo appalto da 5,5 milioni per la mitigazione del rischio idrogeologico nei tratti critici a valle dell’attraversamento della SS 106. Sono inoltre in fase di attivazione ulteriori interventi nelle zone di Bisignano-Tarsia e in prossimità della foce, anche nelle aree recentemente alluvionate, grazie al fondo progettazione del Ministero dell’Ambiente, con la prospettiva di intercettare ulteriori 10 milioni di euro.
“Parliamo di risorse stanziate, cantieri aperti e progetti esecutivi – sottolinea Mancuso – che dimostrano un’azione strutturale e continuativa. Ma tutto questo non basta. Dobbiamo accorciare i tempi tra programmazione e realizzazione e affrontare il problema in modo sistemico. Non è sufficiente il semplice ripristino degli argini: i volumi d’acqua da contenere sono enormi, come dimostrano le recenti rotture arginali. Serve una pianificazione sull’intero bacino idrografico, con la progettazione di vasche di laminazione, nuove opere idrauliche, interventi di rimozione dei sedimenti accumulati – in particolare in prossimità della foce – e un contrasto deciso alle occupazioni abusive dell’alveo”.
“È anche fondamentale – rimarca inoltre il vicepresidente – evitare nuove edificazioni in aree a rischio esondazione e valutare, dove possibile, processi di delocalizzazione, restituendo naturalità al principale fiume calabrese. Si tratta di un percorso complesso che richiede scelte coraggiose e un impegno costante anche dopo la fase emergenziale. Coinvolgeremo comunità locali, mondo accademico, centri di ricerca e associazioni ambientaliste per costruire un percorso condiviso. Non esistono soluzioni semplici a un problema aggravato dai mutamenti del clima, ma riteniamo – conclude Mancuso – non più rinviabile l’avvio di una nuova stagione di pianificazione e programmazione, coerente, appunto, con le strategie di adattamento ai cambiamenti climatici”.
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