
Lamezia Terme, 21 aprile - L’intervista al procuratore aggiunto della DDA, Giuseppe Borrelli, è la storia di copertina di questo numero (197) de “il Lametino” da sabato in edicola. Il magistrato ha fatto il punto delle indagini sulla lotta alla ‘ndrangheta lametina, esaminando la nuova realtà dei clan dopo lo smantellamento della cosca Giampà. Alcuni passaggi dell’intervista sono essenziali per capire innanzitutto la strategia degli inquirenti, altri sono determinanti per far comprendere innanzitutto perché hanno colpito subito la cosca Giampà, in altri passaggi della lunga intervista – ed è la fase più importante a nostro parere – c’è l’analisi della struttura delle diverse cosche, i diversi comportamenti, le differenti coperture: tutti elementi che spiegano attraverso analogie - riscontrate dal procuratore con clan camorristici che ha combattuto prima di approdare alla DDA di Catanzaro – perché, per esempio, la “famiglia” Giampà è sotto scacco ed un’altra, quella degli Iannazzo, pur sotto investigazione, non è stata ancora colpita dal maglio degli inquirenti. Illuminante questa frase del procuratore: “La cosca Giampà sicuramente rappresenta il passato, un vecchio modo di agire, forse il presente, ma certamente non rappresenta, a prescindere dagli arresti ma essenzialmente per la struttura e i comportamenti sul territorio – il futuro. E’ una cosca superata”. Ad avvalorare questa tesi, Borrelli ricorda che il 416 bis - associazione di stampo mafioso - incide molto di più sui clan che puntano su appalti, sulle attività economiche paralegali, sulla penetrazione nei gangli economici e produttivi piuttosto che sul pizzo parcellizzato.
Il procuratore della DDA conferma che, dopo i “botti” degli arresti, il lavoro sta continuando senza clamori mediatici, con metodo e incisività. “Avremmo potuto arrestare altre 280 persone, di più: centinaia, per tenere desta e alta l’attenzione anche mediatica, ma il nostro obiettivo guarda lontano, si lavora per avere tutte la carte giuste in mano sì da poter poi affrontare senza scossoni la procedure (gip, gup, ecc.) che ci possono portare ai processi senza che il nostro lavoro sia inficiato”. Banca dati “(finalmente funziona” dice con orgoglio Borrelli), carenza di personale in Procura e alla Squadra Mobile, la sentenza del primo processo Medusa (quello per rito abbreviato) sono altri temi toccati dal magistrato. Che termina l’intervista con l’amarezza di aver constatato come la “società civile non ci abbia aiutato come era necessario”. Il discorso sulla società civile chiama in causa tutti perché – dice Borrelli – “per la sua assenza non abbiamo potuto lavorare con maggiore velocità”. Per finire un annuncio - off records ma sentiamo la necessità di renderlo pubblico - che è come un passo d’addio: scaduti i quattro anni canonici in questa DDA, Borrelli ha chiesto il trasferimento. Parole dette con una punta di amarezza dall’uomo che per primo è riuscito a sgominare una cosca di Lamezia.
Nel seguito della rivista c’è l’intervista al giovane comandante della compagnia dei carabinieri di Lamezia, il capitano Fabio Vincelli, che ha voluto sottolineare “la maggiore fiducia dei cittadini” dopo i risultati ottenuti con l’Operazione Medusa e la necessità di mantenere costante la presenza capillare sul territorio delle forze dell’ordine. Segue poi la prima parte di un dossier di Libera, l’associazione fondata da don Ciotti, Azzardopoli, che spiega l’invasione delle sale da gioco, dei vari giochi dal Gratta e vinci alle slot machine, che sono diventati una incredibile opportunità per le organizzazioni criminali per fare affari d’oro, oltre che per riciclare soldi sporchi. Ma l’aspetto più importante di questo dossier è che tutte queste presenze di vari giochi d’azzardo, che regalano il sogno (irrealizzabile) di guadagnare subito soldi, è diventata per i giocatori una malattia, una vera malattia sociale. Sempre in questo numero un articolo espone la storia, come lui stesso l’ha raccontata, di Giovanni Governa, che va a processo l’8 maggio. C’è anche un’interessante inchiesta - ne pubblichiamo la prima puntata - a firma di Francesco De Pino sull’economia del lametino e sul famoso “terziario”. Seguono poi le varie rubriche storiche e di cultura.
Buona lettura a tutti.
b.not.
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