
Lamezia Terme - Una Vigor in netta risalita fa suo il derby e abbandona definitivamente la zona play-out, superando l’Enna e portandosi a +4 da Messina e Ragusa. Un cambio di marcia arrivato grazie alla crescita, sia atletica sia psicologica, della squadra e a un mercato di riparazione quanto mai funzionale, e non è un caso che a decidere il derby sia stata una zampata di Bruno Cosendey, al primo centro in maglia biancoverde. Un acquisto fortemente caldeggiato dal nuovo ds, Fabrizio Maglia, intervenuto in sala stampa al termine dei novanta minuti del “D’Ippolito”: “Questa è casa mia – esordisce Maglia – e nutro un forte senso d’identità verso questi colori. Identità che forse ancora mancava a questi giocatori, così come un pizzico di fiducia. Perché i nuovi innesti hanno sicuramente portato quel quid in più, ma quello che ho trovato qui non era assolutamente da buttare, anzi, e non è un caso che ogni domenica giochino quei sette/otto undicesimi già presenti al mio arrivo. Avevano semplicemente bisogno di trovare tranquillità e una guida extra tecnica che li indirizzasse, dando loro anche un po’ di coraggio. I nuovi acquisti non hanno fatto altro che aiutare questi ragazzi a uscire da quelle sabbie mobili che non meritavano”.
L’occasione si è poi rivelata propizia per chiarire l’improvviso coup de théâtre che lo ha riportato in via Marconi dopo le polemiche della scorsa estate, ritorno arrivato a pochi giorni di distanza dalle parole del presidente Rettura circa la volontà di proseguire senza un ds e, ancor oggi, osteggiato da parte della tifoseria biancoverde: “Se sono qui, è perché parte della società si è ricreduta su quello che era il suo pensiero la scorsa estate. Alcuni mi volevano, altri no. Purtroppo, la decisione mi è stata comunicata dopo aver già lavorato per un mese a aver quasi completato la squadra, da qui la mia reazione, ma ormai è acqua passata, quindi pensiamo ad andare avanti. Quanto ai tifosi, beh, francamente sono abituato a certe cose. Ho fatto il direttore sportivo per tanti anni e il calcio è uguale dappertutto. Spero che i risultati contribuiscano a far scemare questa contestazione, perché ho comunque rispetto nei confronti dell’identità ultras, lo sono stato anch’io da ragazzino, ma l’unica cosa di cui mi importa è il bene della Vigor. Mi interessa soltanto portare la squadra più in alto possibile, lontano dalla zona calda e penso che questo – conclude – possa aiutare a porre fine a certe polemiche”.
Umore diametralmente opposto, ovviamente, sponda giallorossa, dove resta un pizzico di rammarico per qualche occasione sprecata di troppo, come confermato da mister Tony Lio: “Oggi abbiamo avuto tante occasioni, alcune anche clamorose, ma non siamo riusciti a metterla dentro, mentre la Vigor, nel primo tempo, è andata subito a segno. Penso sia questa l’unica differenza, perché la squadra non meritava la sconfitta oggi, soprattutto nel secondo tempo, quando li abbiamo chiusi nella loro metà campo. In più, vorrei rivedere il goal annullato a Leveque, perché, dalla panchina, non sembrava fuorigioco. Nonostante, tra squalifiche e infortuni, fossimo in difficoltà, soprattutto per quanto riguarda i 2006, la squadra ha dato tutto e non meritava la sconfitta. Mi spiace non aver potuto dare una gioia ai tanti tifosi venuti oggi allo stadio, ma il calcio è anche questo”.
Presente anche il presidente Folino Raso, arrivato al fianco del suo allenatore dopo essersi complimentato personalmente con avversari, terna arbitrale e infine i suoi giocatori: “Questo, per me, dev’essere lo stile Sambiase. Non è contemplata una strada diversa, anche perché credo fermamente si debba dare il giusto esempio alle nuove generazioni. Anche nella sconfitta, per quanto dolorosa, come può esserlo quella in un derby. Onore a chi ci ha battuto, ma onore anche ai miei giocatori, che ringrazio per quello che hanno dato in campo. Sono qui, per la seconda volta, per chiedere comunque scusa ai nostri tifosi, perché perdere un derby non è mai bello, ma sono certo – conclude il patron giallorosso – torneremo presto a prenderci le nostre soddisfazioni”.
Francesco Sacco
© RIPRODUZIONE RISERVATA
