Lamezia, Grandinetti a Furgiuele: “Difendere diritti umani è memoria e libertà. No a linguaggi che escludono”

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Lamezia Terme – “Ci sono momenti in cui una comunità deve scegliere se restare in silenzio o prendere posizione. E ci sono parole che, anche se pronunciate lontano da qui, ci riguardano da vicino. Il dibattito sulla cosiddetta “remigrazione” non è una polemica romana né un esercizio ideologico. È una questione che parla del tipo di società che vogliamo costruire: aperta o chiusa, giusta o selettiva, umana o spaventata”. Così, in una nota, interviene per l’associazione LAMETIA e non solo, Francesco Grandinetti che, ricorda: “La storia ci insegna quanto sia facile scivolare. In pochi decenni si può passare dalla battaglia per i diritti civili di Martin Luther King, fondata sull’uguaglianza e sulla dignità, a una narrazione che divide il mondo in diritti dei neri contro diritti dei bianchi, delle donne contro quelli degli uomini, dei poveri contro quelli dei ricchi e viceversa”.

Nella sua riflessione Grandinetti prosegue: “Quando i diritti smettono di essere universali e diventano privilegi di qualcuno contro qualcun altro, la democrazia inizia a incrinarsi. Le derive populiste e identitarie, fino alle figure contemporanee come Donald Trump, non nascono dal nulla: crescono proprio su questa frattura. L’apartheid, le segregazioni razziali, le discriminazioni di genere non sono incidenti della storia. Sono il risultato di un linguaggio che prima separa, poi gerarchizza, infine giustifica l’ingiustizia come “naturale” o “necessaria”. Sempre così. LAMETIA nasce da un’idea semplice ma radicale: una città è tale solo se è umana, giusta, solidale. Per questo non possiamo accettare che, in nome dell’identità e delle tradizioni, si normalizzi un linguaggio che esclude. Si parla spesso di tradizioni e si richiama quella cristiana come fondamento morale. Ma la tradizione cristiana, quella autentica, non parla di espulsione né di “remigrazione”. Parla di rispetto del prossimo, di accoglienza, di cura per chi soffre. Dimenticarlo significa tradire il senso stesso di quelle parole. LAMETIA parte da Lamezia Terme, dalla Calabria, da una terra che conosce bene cosa vuol dire partire, emigrare, cercare altrove dignità e futuro. Qui sappiamo che non tutti hanno il privilegio di passare la domenica in famiglia, con piatti appena sfornati e una tavola imbandita. Qui sappiamo cosa significa andarsene non per scelta, ma per necessità. E sappiamo anche un’altra cosa: che la libertà non ci è stata regalata. Le lotte partigiane non sono state “lotte di comunisti mangiabambini”, come qualcuno ancora oggi prova a raccontare. Sono state lotte di uomini e donne che avevano capito cos’era la libertà, che avevano visto dove portavano l’obbedienza cieca, il culto dell’identità, la rinuncia ai diritti. Persone comuni che hanno scelto di non voltarsi dall’altra parte. La storia ci avverte sempre allo stesso modo: prima le parole, poi le leggi. Prima la paura, poi la repressione. Oggi sembrano solo dichiarazioni. Domani possono diventare apparati, milizie, regimi. Per questo non basta indignarsi davanti ai palazzi del potere. Bisogna indignarsi ovunque: nei territori, nelle piazze, nelle associazioni, nella vita quotidiana. Senza paura. Senza nascondersi. Dopo secoli di conquiste ottenute con sacrifici, lotte e vittime, non possiamo permettere che il nostro futuro venga affidato a chi non riconosce la dignità delle persone. Difendere i diritti umani non è estremismo. È memoria. È responsabilità. È libertà. LAMETIA continuerà a farlo”. Conclude Francesco Grandinetti nella nota.

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