
Lamezia Terme - Quella che doveva essere una vacanza, dopo una vita trascorsa indossando la divisa da poliziotta, per la signora Lina Stranges, originaria di Conflenti che ora vive a Roma - così come per tantissimi altri viaggiatori - si è improvvisamente trasformata in un incubo a causa dell’escalation dei conflitti in Medio Oriente. Oggi di quei giorni difficili resta l’angoscia e il dispiacere per quanto sta accadendo, ma grazie alla sua famiglia hanno trovato insieme la forza di affrontare la paura durante quei momenti interminabili vissuti negli Emirati Arabi. Di quei giorni ricorda la disponibilità e il coraggio trasmesso dal personale dell’aeroporto ma anche dai locali “erano disponibili e mantenevano la loro quotidianità cercando di trasmettere tranquillità a noi turisti”, sottolinea.
I messaggi di Alert per la minaccia di missili: "Cercate riparo al chiuso e lontano da finestre"
“Ero in vacanza in Oman con la mia famiglia da una settimana - racconta la donna - e, proprio il giorno dell'attacco, dovevamo ritornare in Italia. Eravamo partiti la mattina da Muscat (Oman) e stavamo ad Abu Dhabi (Emirati Arabi) per fare scalo e prendere aereo per Roma. Appena arrivati ad Abu Dhabi sembrava tutto tranquillo, anzi cercavamo di sbrigarci perché avevamo uno scalo molto breve ed avevamo paura di perdere l'aereo per Roma. Invece, quando siamo arrivati al gate questo era stranamente ancora chiuso. Gli addetti ci hanno detto di attendere perché c'erano dei ritardi, senza specificare il motivo. Proprio durante l'attesa, le mie figlie hanno detto che gli era sembrato di sentire delle esplosioni in lontananza. Il tempo di sentirne altre e sono iniziati a suonare gli allarmi di tutti i cellulari delle persone presenti in aeroporto: erano degli Alert scritti in arabo e in inglese in cui era scritto che per la minaccia di missili bisognava cercare riparo al chiuso e lontano dalle finestre. Ovviamente tutti ci siamo agitati e allontanati dalle enormi vetrate dei gate per gli imbarchi, mettendoci vicino a delle colonne. Nei minuti successivi abbiamo sentito altre esplosioni in lontananza e si sono susseguiti ulteriori allarmi: si immagini questi allarmi che risuonano in tutto l'aeroporto”.
Il racconto di quei giorni difficili vissuti nell’incertezza
“Il momento più brutto - racconta la poliziotta, ora in pensione - è stato mezz'ora dopo i primi Alert perché due caccia sono volati veramente molto bassi e vicini, facendo molte manovre e in alcuni momenti sembrava puntassero verso la nostra vetrata, sono ripartiti gli allarmi, quindi, pensavamo volessero colpirci e molti hanno iniziato a correre. In realtà erano degli aerei degli Emirati che stavano ‘intercettando’ missili e droni, ma ovviamente noi non lo sapevamo”.
Nelle ore successive vissute nell’aeroporto, evidenzia ancora la donna una volta rientrata a casa: “sono iniziati dei messaggi agli altoparlanti in cui si invitavano i cittadini con visto o cittadini degli Emirati Arabi ad uscire dall'aeroporto mentre noi altri avremmo dovuto aspettare. Nel frattempo, abbiamo iniziato a leggere notizie di questi attacchi con missili e droni da parte dell'Iran contro gli Stati del Golfo Persico, tutto questo con il sottofondo di esplosioni e le sirene degli Alert. Un nuovo annuncio all'altoparlante ha poi annunciato che anche noi avremmo dovuto evacuare l'aeroporto, passando prima dai banchi delle compagnie aeree per avere dei voucher per gli alloggi, il controllo passaporti e poi l'attesa di un trasporto. Il personale dell'aeroporto è sempre stato gentile, disponibile e professionale in ogni momento, nonostante nemmeno loro sapessero bene come si sarebbe svolta la situazione. Dalle 14 ora locale in cui sono iniziate le prime esplosioni siamo riusciti ad uscire dall'aeroporto poco dopo le 20. Fuori decine e decine di taxi e scuolabus pronti ad accompagnare gratuitamente tutti i passeggeri negli hotel assegnati dalle compagnie aeree. Il nostro hotel era lontano circa 180km da Abu Dhabi, ci abbiamo messo 2 ore ad arrivare. All'arrivo il personale era stato già allertato. Nella notte siamo stati svegliati da altri 2 alert per il rischio di missili, fortunatamente da dove stavamo noi si sentivano solo i caccia volare ma non le esplosioni”.
Cinque giorni trascorsi in un hotel nel deserto
“Il giorno successivo ci siamo interfacciati con l'ambasciata che suggeriva di rimanere in hotel, non andare in aeroporto ed attendere nuove disposizioni dalle autorità locali e dalla compagnia aerea. Nei 5 giorni successivi siamo rimasti in questo hotel in località Madinat Zayed nel deserto, contattando ogni giorno l'ambasciata (che è sempre stata disponibile ad ogni ora) e la compagnia aerea. Praticamente ogni giorno abbiamo dovuto prepararci di corsa perché venivamo contattati, anche di notte è successo, per andare tramite un transfert in aeroporto perché era stato riorganizzato un volo da Etihad (la compagnia aerea con cui volavamo). Purtroppo, poi i voli venivano improvvisamente cancellati e noi non avevamo modo di partire. Nel frattempo, seguivamo con apprensione le news per comprendere l'evoluzione del conflitto e quando saremmo potuti finalmente ripartire. Fortunatamente il nostro soggiorno, pagato dal ministero del turismo degli Emirati Arabi a noi come a tutti i turisti bloccati, è stato tranquillo essendo molto distante da Abu Dhabi. Nostri compagni di viaggio che invece sono stati alloggiati in Abu Dhabi città, Dubai o Doha hanno avuto giorni più tribolati con molte esplosioni e allarmi in sottofondo”.
Il ritorno in Italia
“Il nostro viaggio di ritorno è iniziato improvvisamente alle 2 di notte del 5 marzo, svegliati dal personale dell'hotel per avvertirci che entro un'oretta sarebbe arrivata una navetta per trasferirci in aeroporto ad Abu Dhabi. Nella hall dell'hotel ci siamo ritrovati in circa 30 persone di varie nazionalità, tra cui molti bambini ad aspettare uno scuolabus locale il quale ci ha portato con un viaggio di circa 3 ore in aeroporto. Arrivati lì scopriamo che in realtà il nostro volo è stato cancellato e che saremmo stati ricollocati in un hotel vicino all'aeroporto. In attesa per ricevere indicazioni per il nuovo hotel, ci viene proposto dal personale Etihad la possibilità di partire il giorno stesso alle 15 circa per Milano. Senza pensarci 2 volte abbiamo accettato. Fatto check-in e controllo sicurezza ci siamo ritrovati in attesa dell'apertura del gate, con la paura che da un momento all'altro potesse essere cancellato il volo o peggio risentire suonare gli allarmi per i missili. Fortunatamente non è successo e l'aereo parte, con un po' di paura per le prime ore del viaggio: il volo, con la nuova rotta più lungo di circa 2 ore, volava comunque in cieli dove prima c'erano missili, droni e caccia. Alla fine alle 20 circa siamo atterrati a Milano Malpensa. Da lì un treno per rientrare finalmente a Roma”.
Dall’incubo alla speranza di una pace duratura
La speranza, una volta rientrata in Italia, è che tutto possa concludersi presto, con il minor numero possibile di danni a persone e cose. La sua storia, come quella di tanti altri turisti, guarda alla possibilità di viaggiare nuovamente in sicurezza, senza timori legati ai conflitti. Allo stesso tempo, invita a non abbassare la guardia e a mantenere alta l’attenzione su quanto accade oltre le nostre coste, consapevoli che eventi di questo tipo riguardano il mondo intero.
R. V.
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