
Conflenti – “Da una parte abbiamo la teoria e dall’altra la pratica”. Ha esordito così il giornalista Giuseppe Smorto presentando i due relatori, Mimmo Lucano seduto alla sua destra e l’antropologo Vito Teti alla sua sinistra durante l’incontro dal titolo “Paesi in movimento: restare ed emigrare come diritto” a Conflenti. L’accogliente piazza dell’Emigrato ha, infatti, ospitato l’evento nell’ambito della decima edizione di Felici & Conflenti. Diversi i temi toccati legati al tema dell’immigrazione e tanti gli aneddoti raccontati dalla nascita del “modello Riace” alla fine sogno di Lucano per arrivare al riscatto con la rielezione a Sindaco e a Europarlamentare. Si parla tanto di “senso dei luoghi” ha detto Lucano e, nel suo caso, il senso e la soluzione è arrivata con gli immigrati che hanno ridato speranza a Riace. “Viviamo – ha detto – nella società dell’egoismo. È sempre un fastidio avere a che fare con le persone. Invece per noi è stata la soluzione”. E, ha continuato “per me oggi è l’occasione di sperimentare nella realtà che racconta che lo straniero non è il problema ma la soluzione alle nostre restanze. Si crea nuova energia. Puntare allo sviluppo delle aree interne attraverso l’accoglienza dei rifugiati. Così si lotta allo spopolamento e all’abbandono dei piccoli borghi: porterò questo programma al parlamento europeo”. Un sentito applauso è partito dalla piazza. Lucano ha raccontato anche la sua prima esperienza a Bruxelles e, paragonando la piccola aula del consiglio comunale di Riace all’immenso parlamento europeo, seduto accanto all’attivista Ilaria Salis (insieme candidati in Europa con Alleanza Verdi-Sinistra), ha pensato “qui ti senti impotente”. Ma Lucano intende portare le sue idee in Europa partendo dal valore e dalla ricchezza dell’accoglienza e dall’importanza dell’integrazione. Superando una delle parole più brutte sentite negli ultimi anni “carico residuo” termine usato in riferimento ai bambini negli sbarchi.

Per Teti già essere a Conflenti e vedere quello che in 10 anni i giovani dell’associazione hanno realizzato dà la “sensazione che qualcosa si muove che qualcosa sta cambiando”. Ma, prosegue “non bisogna essere ottimisti. Io sono pessimista perché ancora c’è molto da fare. Non basta dire resto, torno, me ne vado, ritorno. C’è bisogno di una pratica continua, quotidiana... Comprendere cosa sono diventati i paesi e i luoghi rispetto al passato. C’è bisogno di legami nuovi magari con altri paesi”. Noi calabresi, dice “siamo legati all’identità dell’essere dove la colpa è sempre degli altri o perché siamo solo sfortunati. Per superare tutto ciò accanto all’identità dobbiamo collocare l’identità del fare. Giudicare non da quello che diciamo ma valutare in base a quello che facciamo. Per rovesciare vecchi stereotipi e mostrare con le azioni e fatti che qualcosa sta veramente cambiando”.
Il giornalista Smorto chiede cosa serve ai paesi per rivivere. Secondo Teti la soluzione sta nel mantenere vive scuole e botteghe, attrarre turismo intelligente oltre a realizzare opere pubbliche sostenibili e, “puntare sull’accoglienza non solo a parole”. Poi bisogna credere e investire nei giovani che secondo l’antropologo e “attraverso piccoli gesti ma fatti con fantasia e progetti politici nuovi” bisogna tracciare il futuro dell’Italia ni prossimi anni. Questa, in breve, la sia ricetta per ridare futuro ai piccoli borghi. Non è mancato un momento di riflessione sul sogno interrotto di Lucano. Sui lunghi anni di processo “come se in Calabria non esiste alternativa alla criminalità” ha dichiarato.
Per Lucano è dai “borghi semi abbandonati della Regione parte un messaggio di umanità”. È un’accoglienza tra poveri - racconta - dove ancora vi è l’orgoglio di incontrare gli ospiti “questa è la Calabria più autentica”. Tra ultimi si comprendono meglio le sofferenze dell’altro, dello straniero è proprio la “solidarietà tra poveri è stata la vera sfida di Riace”. Per Lucano esiste, quindi, un’alternativa: “l’umanità”.
Nel corso dell’evento una dedica speciale in omaggio a Teti: è stata scoperta una panchina voluta dall’amministrazione comunale con incisa una celebre frase del professore: “Ogni persona che rimane ha una parte di sé che è partita. Ogni persona che è partita ha un sé rimasto in paese”. Christian Ferlaino per l'associazione Felici&Conflenti e il sindaco Emilio D'Assisi hanno portato i saluti nel corso dell'evento. La serata è proseguita con “A 'sta finesta” concerto con Federica Greco e Paolo Presta, e poi cena e la festa coi suonatori tradizionali. La Kermesse continuerà con un ricco cartellone fino a sabato 27 luglio con tanti altri momenti di convivialità, riflessione nel segno della riscoperta e del tramandare le antiche tradizioni musicali del Reventino.
R. V.


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