
Lamezia Terme - L’abbattimento dei pini di piazza Garibaldi a Lamezia, ha animato nei giorni scorsi il dibattito cittadino con opinioni diverse e in contrasto tra di loro. Da un lato i favorevoli per “questioni di sicurezza”, dall’altro i contrari perché comunque la città è stata privata di un piccolo ma importante “polmone verde”. Nel silenzio assordante degli ambientalisti, tuttavia, si era levata una voce autorevole che cercava di impedire quanto poi è stato compiuto. Lo scorso 20 marzo, infatti, al Comune di Lamezia è arrivata una diffida dell’avvocato Antonio Pileggi, noto in città anche per l’impegno a favore della salvaguardia dell’ambiente, socio della Lipu, nonché Ordinario di Diritto del Lavoro presso l’Università di Roma Tor Vergata, con la quale chiedeva il fermo delle operazioni annunciate relative appunto al taglio dei pini. Nella diffida indirizzata al sindaco e all’assessore ai Lavori pubblici “anche a nome dei moltissimi lametini increduli e dispiaciuti - scriveva Pileggi - che ho avuto modo di sentire, e della Lipu, di cui sono socio, vi chiediamo accoratamente, di non mettere la cittadinanza di fronte al brutale ed irreversibile fatto compiuto dell’abbattimento dei ventuno bellissimi pini di piazza Garibaldi (tutti quelli esistenti nella piazza: una sorta di guerra al pino in quanto specie da sterminare), stravolgendo per sempre l’identità del luogo, caro a moltissimi lametini, desertificando un polmone verde (per avere ombra ed ossigeno, se pure fossero ripiantati alberi, ciò che non è avvenuto per i pini già tagliati, occorrerebbero alcuni decenni), e ciò sulla base di motivazioni davvero approssimative (eventi atmosferici eccezionali e catastrofici potrebbero provocarne la caduta), senza, a quanto consta, la valutazione, pino per pino, di un agronomo (e non è certo sufficiente la certificazione di un carabiniere forestale che non è certo un agronomo e dovrebbe essere il primo a pretendere una perizia prima che si tocchi un albero di pregio), senza considerare la loro ubicazione (molti dei pini come da sopralluogo e filmato realizzato) sono al centro della piazza, ben piantati, diritti, sani, ben lontani dalla strada”.
Inoltre, scriveva Pileggi nella diffida, “ricordiamo come l’abbattimento degli alberi sia vietato in periodo di nidificazione (da marzo ad agosto) come previsto dalla direttiva europea n. 2009/147/CE e dalla legge 157/1992 art. 21 lettera O e art. 31”.
Un appello tuttavia rimasto inascoltato quello di Pileggi che chiedeva altresì “una sospensione dei lavori, al fine di verificare seriamente, scientificamente, con un agronomo, e non su pressione di qualche cittadino, magari di mentalità gretta, l’effettiva e concreta pericolosità dei pini, decidendo con ponderazione se e quali abbattere, considerato che la primavera allontana i temuti eventi atmosferici eccezionali”. La diffida si concludeva con la speranza di poter “scongiurate una devastazione repentina, senza una spiegazione plausibile, che alimenterebbe dubbi, rabbia, dispiacere, rancore nei confronti dei responsabili, tanto più in epoca di transizione ecologica e di tendenza alla riforestazione urbana per far fronte al cambiamento climatico e migliorare la qualità della vita”.
Si chiedeva in pratica “solo di avere tempo di capire e di darvi modo di capire, ciò che deve essere fatto e ciò che assolutamente non deve essere fatto, senza che la cittadinanza sia messa, lo ripetiamo, di fronte a quel fatto compiuto che ci costringerebbe a reagire di fronte ad un danno ormai irreversibile per perseguire chi non avesse agito con la dovuta ponderazione”. Conclusioni, il danno ormai sembra essersi consumato. Cosa farà il Comune per porre rimedio e ridare dignità a quella zona storica della città?
A. C.
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