
Lamezia Terme - Si apre con l’inaugurazione della mostra “Visioni Civiche. L’arte restituita” la 13esima edizione di Trame, Festival dei libri sulle mafie, che a partire dal titolo “A Futura Memoria” sceglie di rafforzare la sua rete di collaborazione con il Museo Archeologico Lametino – dove la mostra, che raccoglie opere confiscate alle mafie, sarà esposta fino al 28 luglio – ma anche di ricordare, secondo le parole introduttive del direttore Giovanni Tizian, “tutte le persone che lottano e hanno lottato ogni giorno contro la ‘ndrangheta, per le vittime, gli imprenditori che si costituiscono parte civile, chi vuole dare una narrazione migliore della Calabria, ma anche le vittime dell’ultimo naufragio, , tutti quei bambini e bambine che non vedranno mai l’Europa”. Presenti all’inaugurazione della mostra – secondo il presidente della Fondazione Trame Nuccio Iovene “la prima nel suo genere in Italia e nel mondo” – numerose autorità civili, militari, religiose. Ad intervenire il sindaco Paolo Mascaro, la direttrice del Museo Archeologico Lametino Simona Bruni, il direttore dell’Agenzia Beni Confiscati Bruno Corda, la sottosegretaria al Ministero degli Interni Wanda Ferro, il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, il rappresentante della Cassa Depositi e Prestiti Claudio Quaternato, il rappresentante dell’associazione MetaMorfosi Pietro Folena, che con lo storico dell’arte Lorenzo Canova ha curato la selezione e presentazione delle opere. Fra i presenti anche il vescovo di Lamezia Terme Serafino Parisi, la vicepresidente della commissione regionale Cultura Amalia Bruni, il Prefetto di Catanzaro Enrico Ricci, il presidente del Tribunale di Lamezia Terme Giovanni Garofalo, il Procuratore di Lamezia Terme Salvatore Curcio, l’assessore alla Cultura di Lamezia Terme Annalisa Spinelli, i rappresentanti locali delle Forze dell’Ordine, la rappresentante del CdA di Banca Etica Marina Galati.

Parte dalla vittoria di un bando per il progetto “Ecosistemi Culturali”, indetto dalla Cassa Depositi e Prestiti, l’allestimento della mostra: si tratta di uno delle sole 10 proposte finanziate in Italia, su 300 domande presentate, e una delle 5 realizzate al sud. Il progetto, che secondo le parole di Quaternato, si propone di “connettere l’arte e la cultura con le comunità”, ha giustamente premiato l’iniziativa, definita “innovativa e anche coraggiosa” dal direttore dell’Agenzia Beni Confiscati Corda. La mostra si propone di restituire alla fruizione della collettività ben 44 opere novecentesche, provenienti da due diverse operazioni di confisca: le prime 22, mai esposte prima, provengono dal sequestro Mokbel, ed erano dunque parte della collezione di un personaggio legato alla Banda della Magliana; le altre erano invece proprietà di Gioacchino Campolo, il cosiddetto “Re dei Video Poker”, e si trovavano invece esposte a Palazzo Crupi, a Reggio Calabria: grazie alla collaborazione del sindaco Falco Matà, che ha voluto piuttosto ringraziare Trame “per aver avuto la possibilità di offrire un contributo”, sono state traslate, per poter essere ammirate ogni giorno dalle 9 alle 19 nelle sale del Museo lametino. “La mostra”, spiega Folena, “mette in luce non solo il gusto nella scelta di certa criminalità – nel primo caso più pop e contemporaneo, nel secondo più classico ma privo di un filo rosso che non sia il prestigio degli autori – ma anche il motivo di fondo dell’acquistare arte: riciclaggio, investimenti, fatti pure con scarsa conoscenza della materia – all’interno della collezione è infatti presente anche un evidente falso, segno che un piccolo criminale è riuscito a truffarne uno più grosso”. Entusiasta il sindaco Mascaro, che ha rimarcato il suo impegno costante nella politica di assegnazione dei beni confiscati, e naturalmente la direttrice del Museo Bruni, che ancora una volta ha sottolineato di essere “orgogliosa e onorata per il consolidamento di una rete virtuosa con Fondazione Trame, all’interno di un impalcato di messaggi culturali che rendono l’arte strumento di trasparenza”. “La sottrazione di beni artistici da parte della criminalità organizzata non fa meno male di tutto il resto” dichiara a proposito la sottosegretaria Ferro, “Infatti tutto ciò che riguarda l’arte riguarda l’identità, le tradizioni, la storia di un popolo. Sono certa quindi che le opere che ci appartengono debbano tornare a questa terra”.
Giulia De Sensi






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