Lamezia, Antico Mulino delle Fate candidato al Premio internazionale della Federazione Italiana Associazioni e Club per l'UNESCO

foto-per-cs-1-rev-1_59a6c.jpg

Lamezia Terme - “Quello che fino al 2021 era solo un rudere dimenticato in mezzo a una foresta, oggi, con la sua ruota ad acqua perfettamente funzionante, è un esempio virtuoso di archeologia industriale e una delle principali attrattive culturali del territorio”: questo è ciò che si legge in uno dei punti cruciali della relazione che motiva la candidatura dell’Antico Mulino delle Fate di Lamezia Terme, restaurato dagli ingegneri Fabio Aiello e Anna Filardo, al Premio Internazionale “La Fabbrica nel  Paesaggio” promosso dalla FICLU attraverso un bando, nella sezione  “Ristrutturazione con particolare attenzione all’ambiente e al paesaggio”, con cerimonia di premiazione a Foligno. La candidatura è stata proposta dal Club per l’UNESCO di Catanzaro, e pare sia la prima volta che un progetto nato in questa provincia abbia l’onore di essere candidato.

Molto selettivo il bando proposto dalla FICLU (Federazione Italiana delle Associazioni e Club per l’Unesco) che privilegia progetti capaci di incidere sul paesaggio, secondo modelli di sostenibilità ambientale, economica e sociale, con scopi culturali, didattici e di pubblica utilità. Tutti requisiti in possesso dell’Antico Mulino delle Fate, che presenta come valore aggiunto la sua storicità, trattandosi di una struttura risalente al 1600, completamente restaurata e riattivata nella sua preziosa funzione produttiva, senza alcun tipo di finanziamento pubblico, circondata da un bosco acquisito e tutelato dagli stessi fautori del progetto. Il Mulino, che è iscritto nell’elenco Nazionale dei Mulini Storici Italiani, a maggio scorso ha rappresentato per il secondo anno consecutivo l’intero sud Italia nelle “Giornate del Mulini Storici Europei”, ed è stato ultimamente dotato di una biblioteca aperta al pubblico intitolata a Don Vittorio Dattilo, la cui sala di lettura è rappresentata dalla stessa area boschiva circostante. La ruota, che si muove senza l’uso di fonti elettriche, grazie alla sola forza cinetica dell’acqua, il forno a legno, l’uso degli animali – capre e asini – per scopi didattici e per la pulitura del sottobosco, e la filosofia ecosostenibile e di valorizzazione delle tradizioni del territorio, che muove l’intero progetto, sono stati fattori determinanti nell’affermazione a livello nazionale e internazionale di una realtà che rischiava di essere dimenticata.

“Siamo estremamente felici di questa candidatura - ha dichiarato Fabio Aiello - che considerato il prestigio del premio, per noi è già una vittoria. Infatti, se si pensa che questo luogo, in cui oggi non si macina solo frumento ma anche cultura, rischiava di scomparire dalla memoria di tutti per sempre, insieme alla leggenda che lo abita e alla sua storia, l’idea che oggi sia considerato una punta di diamante per l’intero territorio Calabrese, capace di portare il suo messaggio di ecosostenibilità ben oltre i suoi confini, a livello nazionale e internazionale, è per noi la più grande delle soddisfazioni”.

Giulia De Sensi

© RIPRODUZIONE RISERVATA