
Lamezia Terme - Uno dei beni culturali più antichi e significativi della città, il Convento dei Frati Minimi Cappuccini di Sant’Antonio, attualmente abitato dal solo Guardiano, fra’ Biagio Bonasso, rischia presto di rimanere completamente disabitato, e dunque di chiudere i battenti, a causa delle fatiscenti condizioni in cui la struttura versa da anni, caratterizzate in particolare da fessurazioni del tetto con perdite d’acqua esacerbate dalle piogge torrenziali degli ultimi mesi invernali. A porre rimedio alla situazione si impegna da alcuni anni l’associazione Caducèo con la presidente Anna Mancini, già promotrice della ristrutturazione della Chiesa di Santa Maria degli Angeli, annessa al Convento, andata a buon fine con ottimi risultati, dopo tredici anni di impalcature e stallo dei lavori. Ma nel caso del Convento la questione appare purtroppo più complicata, a causa di una serie di problemi burocratici che rischiano di compromettere la riuscita del progetto.

“Ci siamo mossi nel rispetto della Legge”, spiega Mancini, “che individua i frati come cessionari del bene, secondo la Legge 42 del 2004. Questi hanno dunque l’obbligo della conservazione del bene in quanto lo detengono, e anche in mancanza di iniziativa da parte degli enti preposti, hanno in merito autonomia organizzativa. Indirizzati da me hanno individuato dei professionisti per la predisposizione di un progetto di restauro che, secondo il decreto legislativo sugli appalti pubblici, non è più come un tempo un semplice schizzo, ma fa da progetto definitivo e progetto esecutivo. Dunque è stato redatto e firmato dai tecnici, e inoltrato alla Regione Calabria e alla Prefettura perché si attivassero per il finanziamento, nel dicembre 2023. A gennaio 2024 i tecnici si sono adoperati a trasmettere gli atti alla Sovrintendenza ai Beni Culturali, la quale ha subito dato il nulla osta autorizzando l’esecuzione del progetto, e facendo partire le prescrizioni per l’esecutivo, comprensive dei materiali. La Prefettura, acquisiti gli atti progettuali e il nulla osta della Sovrintendenza, ha trasmesso l’intero plico al Ministero dell’Interno, il quale ha immediatamente deliberato la determina, assicurando la copertura finanziaria del progetto, per un totale di 2.073.600,00 euro, il 4 aprile 2024. Entro il dicembre 2024 la Prefettura, individuata come stazione appaltante, doveva far pervenire il contratto dell’appalto dei lavori, poiché il finanziamento era valido per il 2025. Purtroppo questa stazione appaltante, che doveva solo assegnare l’esecutivo, nel dicembre 2024 firma invece una manifestazione d’interesse, con procedura negoziata per servizi d’ingegneria, come se si dovesse stilare un nuovo progetto. Questa il 23 marzo viene annullata per violazioni interne. Ne viene pubblicata un’altra a stretto giro – che pure viene sospesa, per gli stessi motivi – continuando ad evadere le disposizioni del Ministero. Gli avvocati che curano il procedimento, a questo punto, hanno fatto un ricorso in autotulela al Ministero. A seguito è stato diffuso un comunicato dalla Prefettura in cui si dice che non c’è “un progetto definitivo” e che non si poteva agire altrimenti. Il risultato è che siamo fermi. E la cosa temibile è che il finanziamento si sia già perduto perché era valido fino al 2025. Se ciò fosse accaduto sarebbe un fatto di una gravità inaudita. Pertanto l’associazione Caducèo ha già presentato in merito un esposto formale sia alla Procura della Repubblica di Catanzaro che alla Procura della Corte dei Conti: infatti a questo punto c’è il danno all’erario, già concretizzatosi nell’evenienza di pagare due volte le stesse progettazioni, nel danno gravissimo al Convento, nel danno determinato nel frattempo dall’aumento dei prezzi sui materiali. Una situazione veramente incresciosa, perché so quanto tutta Lamezia abbia cuore questo riferimento storico, di devozione, rappresentato dal Convento di Sant’Antonio: lasciare che sia chiuso sarebbe indecoroso, indegno, specie quando il processo di restauro è mosso da associazioni senza scopo di lucro come la Caducèo che lavorano all’insegna della sinergia fra pubblico e privato.”
Giulia De Sensi

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