Lamezia, attivisti rom e associazioni su Scordovillo: "Progetto di 120 alloggi nel campo crea ghetto, dislocarli per la città"

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Lamezia Terme – In una nota congiunta, un gruppo di attivisti rom, associazioni e politici calabresi affrontano la questione del campo di Scordovillo convenendo, alla luce della loro esperienza che “sia un errore costruire un altro ghetto, in quanto ciò non produrrà alcun beneficio alla comunità Rom di Lamezia Terme”. La comunità Rom di Lamezia, stabilmente insediata nei pressi di Scordovillo dal 1982, - si legge nella nota - è oggetto di crescente preoccupazione da parte di diversi attori della società civile. Negli ultimi mesi c’è stato un interesse crescente da parte delle istituzioni regionali e locali nel trovare una soluzione adeguata per migliorare le condizioni di vita di questa comunità. E, pertanto, una serie di incontri e discussioni sono in atto. In particolare, i firmatari della nota fanno riferimento a una recente delibera della Regione e dell'amministrazione locale. Tale delibera, ricordano “ha stabilito l'intenzione di adottare misure concrete per superare le difficoltà abitative e sociali che affliggono il campo Scordovillo. I dipartimenti regionali di "Infrastrutture e Lavori Pubblici", "Salute e Welfare" e "Ambiente e Territorio" sono stati incaricati di coordinare le azioni necessarie, mentre è stata progettata l'istituzione di una "cabina di regia" interdipartimentale (Deliberazione n.109 della seduta del 25/03/2024). Tuttavia, vi è una crescente preoccupazione che la soluzione proposta, passando dalla tipologia di abitazioni container a quella di abitazioni tradizionali, sempre concentrate in un luogo, non affronti in maniera efficace le radici del problema, ma anzi mantenga la causa del ghetto. Concentrare famiglie con bassi redditi in un'unica area, sebbene possa migliorare le condizioni strutturali dell’abitazione, non affronta la questione fondamentale dell'esclusione sociale”.

Inoltre, ribadiscono come “fino ad oggi, la comunità Rom residente a Scordovillo non è stata ascoltata né coinvolta nelle discussioni da parte delle istituzioni. È pertanto essenziale, secondo quanto sottolineato dagli osservatori, che qualsiasi piano di intervento sia formulato in stretta collaborazione con le comunità interessate. Solo comprendendo le esigenze concrete delle persone coinvolte e coinvolgendo attivamente le famiglie e le realtà locali si potranno individuare soluzioni sostenibili che evitino il rischio di ricreare nuovi ghetti, seppur con caratteristiche apparentemente migliori. Nella nostra regione, purtroppo, ci sono già dei ghetti costituiti da case popolari che sono tali in quanto riuniscono in un luogo un’alta percentuale di famiglie a reddito molto basso e con una storia di esclusione sociale. Nel territorio della città metropolitana di Reggio Calabria, i due maggiori esempi di ghetti costituiti da alloggi popolari sono Arghillà, località situata nella zona nord della città di Reggio Calabria, e la Ciambra, che è un quartiere periferico di Gioia Tauro. Nella città di Cosenza, esiste un ghetto dal 2001, nei pressi di San Vito Alto, in cui abitano soli Rom”.

Riportano, inoltre, un’analisi sul ghetto ricavata da studi sociologici degli ultimi 40 anni che avrebbero individuato come “la causa dell’emarginazione e del degrado nei ghetti urbani nella concentrazione di tante famiglie a reddito molto basso. Questo fenomeno è stato denominato dai sociologi “effetto concentrazione” o “effetto vicinato” (Wilson, W. J. (1987), (1993), (1997); Sampson (1995), (2003), (2006), (2012); Pugliese Enrico (1999); Enrica Morlicchio (2004)). L’effetto della concentrazione, secondo la scienza sociologica, non ha alcun determinante etnico, ma solo aspetti di tipo sociale. Difatti, anche se i due esempi riportati registrano la presenza di famiglie Rom (Ciambra solo di Rom ed Arghillà del 15%), tanti altri ghetti di case popolari presenti in altre regioni non hanno famiglie Rom (Scampia (NA), Zen (PA), Librino (CT), Begato (GE), Quarto Oggiaro (MI), ecc”.

Infine, chiedono alla Regione Calabria e al Comune di Lamezia Terme “di modificare, nel rispetto della Strategia nazionale d'inclusione dei Rom, Sinti e Camminanti, il progetto di costruzione di un ghetto di 120 alloggi nella stessa area di Scordovillo, prevedendo, attraverso un percorso di confronto con le famiglie Rom, l’acquisto di 120 alloggi dislocati nei diversi quartieri della città. Invitiamo, inoltre, i candidati calabresi alle prossime elezioni del Parlamento Europeo a sostenere la modifica del progetto a favore dell’equa dislocazione abitativa, perché è quella sostenuta da anni dalla stessa Comunità Europea con le due Strategie di inclusione dei Rom, Sinti e Camminanti ed è quella che ha già prodotto risultati di inclusione sociale”.

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