
Lamezia Terme - Una Cattedrale gremita di fedeli di tutte le età, segno tangibile dell’eredità spirituale di una figura straordinaria, quella di don Saverio Gatti, “uomo, cristiano, sacerdote attrattivo e profetico”, come lo ha definito il vescovo Monsignor Serafino Parisi nell’omelia della messa commemorativa a 40 anni dalla sua scomparsa, concelebrata da don Giacomo Panizza, don Carlo Cittadino, don Vittorio Dattilo. Quest’ultimo, fra i fautori dell’iniziativa, ha speso alcune parole introduttive – “non per il passato, ma per l’impegno dell’oggi” – sul pastore, ben conosciuto, che ha segnato in maniera indelebile gli anni della sua formazione, esperienza condivisa con tanti sacerdoti, laici, famiglie della diocesi.

“Don Saverio è diventato sacerdote nel 1945, l’anno della fine della Seconda Guerra Mondiale, dello sgancio delle bombe atomiche. Un tempo in cui si pensava a ricostruire, si guardava al futuro. Ha maturato la sua vocazione, come tanti di noi, nel clima del Concilio Vaticano II, che ha ringiovanito la Chiesa. Ci siamo spesi insieme con la forza della nostra umanità, ma soprattutto con quella del Vangelo e della Grazia di Dio. Grande il fervore e la generatività della sua vita, come cristiano e come sacerdote”. Qui la storia delle molte iniziative prese da don Saverio per il territorio: nel 1948 fonda a Nicastro l’Azione Cattolica, e successivamente, sperimentando l’esperienza formativa dei campeggi estivi per i ragazzi e gli adolescenti si impegna nella creazione della Domus Bethaniae come base di aggregazione giovanile; nel ’59 introduce a Nicastro lo scoutismo che si diffonderà in tutta la diocesi, e, per la prima volta in Calabria, anche lo scoutismo femminile, formando intere generazioni e creando i presupposti per la presenza, oggi capillare e feconda, di questa esperienza sul territorio, tanto che il primo gruppo scout della città porta ancora il suo nome. Un nome presto venuto all’orecchio del vescovo, che pur non avendolo mai conosciuto, lo ha sentito ricorrere molte volte nei discorsi di fedeli e religiosi, tanto da maturare un’idea molto precisa e rispondente sull’identità della sua figura di sacerdote. Lo ha definito “un uomo con un grande carisma per i giovani e una grande visione prospettica, un ancoraggio profondo all’interno della Storia, uno slancio verso il futuro. Alcune scelte non vengono immediatamente capite. Perché la Storia funziona così. Ci sono “storielle”, giocate da personcine a modo ma insignificanti, che vengono lette e consumate subito, e dopo averle capite nell’immediato ci si produce in giudizi. E poi c’è la Storia, che abbraccia il passato e il presente e ha già davanti a sé il futuro, l’avvenire. C’è dietro una visione grande, che impegna gli uomini. Vuole coinvolgimento, corresponsabilità, scelte libere, assumersi il peso delle azioni. Sono sfide che si colgono, semi che si gettano nella terra, formazione che si fa. La Storia, che ha queste pretese, si capisce dopo 40 anni. Lo si capisce di fronte a questo popolo di persone giovani, che riconoscono che la celebrazione di questa sera non è sguardo nostalgico verso il passato, come diceva giustamente don Vittorio, ma il rinnovo di un impegno per il futuro”.

Quindi il richiamo al vangelo del giorno, che pone l’immagine del cieco risanato da Cristo, e l’aspetto umano di cui è stato esempio don Saverio, che indica la strada verso l’altro, senza reticenze di nessun tipo, ponendosi di fronte a lui e andando incontro alle difficoltà materiali e spirituali in una relazione diretta che tocca il problema e lo sana, viatico di fede che realizza la pace con Dio. “Don Saverio è stato spesso etichettato, e non compreso”, ha concluso Parisi, “prete di sinistra, per alcuni. Ma gli uomini veri non si perdono dietro i francobolli che altri appiccicano loro sulla schiena: vanno avanti. In un’epoca in cui le donne persino in chiesa dovevano stare in un’ala separata, dopo quello che ha fatto, oggi a don Saverio un’etichetta voglio darla io: è stato un grande uomo, un cristiano impegnato, un sacerdote profetico e attrattivo. Ha inserito nella Storia un solco di speranza”. La celebrazione si è conclusa con un concerto di fisarmonica – lo stesso don Saverio suonava organo e fisarmonica – offerto dal Conservatorio statale “P. I. Tchaikovsky” e della Scuola di fisarmonica del Maestro Marco Gemelli.
Giulia De Sensi

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