
Lamezia Terme - “Come religiose e religiosi, come sacerdoti, come popolo di Dio oggi siamo chiamati ad essere segno di contraddizione. Siamo chiamati ad essere custodi di una fiamma tenue, capace però di illuminare la storia di una luce che è la luce di Cristo, quella luce che il mondo chiede oggi più che mai ad ognuno di noi. Siamo chiamati ad essere segno di contraddizione non nel clamore, nel rumore, nei toni trionfalistici, ma in una luce piccola che va protetta, che squarcia il buio indicando l’amore eterno di Dio e il cammino possibile”. Così il vescovo di Lamezia Terme mons. Serafino Parisi che, in Cattedrale, con le religiose e i religiosi della Diocesi, ha presieduto la celebrazione eucaristica nella festa della Presentazione del Signore, XXXma giornata della vita consacrata.
Quel “segno di contraddizione”, - prosegue la nota della Diocesi - come il vegliardo Simeone chiamò il Bambino Gesù presentato da Maria e Giuseppe al tempio, indica “il senso della nostra vita cristiana e della nostra consacrazione. Nella fragilità della nostra carne, quella stessa carne e quello stesso sangue che il Figlio di Dio ha voluto condividere con noi come ci ha ricordato la lettera agli Ebrei, si può e si deve essere segno di contraddizione per non lasciarci andare a stranezze, per non farci prendere da manie e smanie di protagonismo. Gesù, come ci ha detto l’autore della Lettera gli Ebrei, non è un personaggio evanescente, impalpabile, indefinito. Gesù è una Persona concreta, che si è resa in tutto simile ai fratelli. La nostra spiritualità cristiana non è sospesa in aria, ma è incarnata nella storia perché il Figlio di Dio si è incarnato. Non siamo posti in una sorta di torre d’avorio, non siamo sottratti al mondo, ma siamo spinti nel mondo in mezzo agli altri fratelli; non per omologarci, ma per essere segno di contraddizione. A volte i nostri stessi gruppi autoreferenziali possono rappresentare una sorta di rifugio o un alibi per non intervenire, per non assumerci le nostre responsabilità. E invece il Signore ci chiama ad intervenire con la forza della fede nella realtà della storia, una storia fatta di carne e di sangue”.

“La luce che abbiamo messo in evidenza nella liturgia di oggi – ha proseguito Parisi – non è un lampione che squarcia la notte, ma una piccola fiamma che si fa strada nell’oscurità. Una piccola fiamma che siamo chiamati a custodire, che dà un orientamento, che indica un cammino. Quella piccola fiamma ci dice che possiamo abitare il buio.”
“Quando tutto ci viene presentato come male, quando tutto ci viene presentato come negativo – ha concluso il vescovo – scegliamo di essere segno di contraddizione. Facciamo ripartire la nostra esistenza da quella fiamma che è l’amore di Dio. Sì: ripartiamo dall’amore di Dio perché Cristo, sommo sacerdote misericordioso e fedele, dal di dentro ridà anima e vita a tutta la storia, a tutta l’umanità. Auguro a voi consacrate e a voi consacrati, a tutto il popolo di Dio, di essere segno di contraddizione, di portare quella Luce venuta per illuminare le genti nelle nostre piccole luci della povertà, dell’umiltà e della disponibilità. Maria e Giuseppe che offrono il Bambino al Tempio sono lì a ricordarci che è sempre possibile mettere la nostra vita a disposizione del Signore”. Nel corso della celebrazione le religiose e i religiosi presenti hanno rinnovato la professione dei voti.

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