
Lamezia Terme - "Sentiamo, come Cittadinanzattiva e Tribunale per il diritto del malato, la necessità, a beneficio dei cittadini utenti, di fare una riflessione sul percorso sviluppato a cavallo di una crisi pandemica che ha messo a dura prova il sistema sanitario nazionale; una crisi sistemica che ha sconvolto gli assetti organizzativi che sottendono al normale funzionamento dei servizi sanitari pubblici. L'elenco delle criticità rilevate nel corso del nostro lavoro di ascolto dei cittadini e di acquisizione delle loro segnalazioni è lungo, ma, pensiamo di doverne citare solo alcune, tra quelle più significative". Ad affermarlo i due responsabili Fiore Isabella e Felice Lentidoro.
"Partiamo dalla scelta, con l'avvento della pandemia - proseguono - di eliminare l'Obi, adiacente al pronto soccorso e di trasformarlo in reparto Covid, che ha prodotto disagi ampiamente segnalati con pazienti sottoposti a lunghe attese; si pensi che per una curva enzimatica hanno fatto attese di 6 ore senza il conforto di un letto. Da rilevare che l' Obi (Osservazione Breve Intensiva) è un reparto dotato di posti letto monitor, sorto appositamente per i pazienti per i quali è previsto un tempo di permanenza compresa tra un minimo di 6 ore ed un massimo di 24 ore. Aver rimosso l'Obi per ospitare un altro reparto che avrebbe potuto usufruire di altri spazi disponibili (vedi locali di Malattie Infettive) riteniamo che non sia stata assolutamente un'idea geniale. Come Cittadinanzattiva-Tribunale per i Diritti del Malato ci chiediamo e chiedamo, senza buttare la croce su nessuno, a chi ha avuto, in quella fase, in mano quella pratica ( senza, ovviamente, escludere chi aveva il compito del controllo della spesa pubblica): “ Quanti disagi avremmo potuto superare se gli 11 miliardi disponibili fossero stati spesi per costruire una struttura adeguata in previsione di un evento pandemico che si è, poi, effettivamente verificato a distanza di pochi anni? Avremmo evitato di cancellare un servizio vitale come l'Osservzione Breve Intensiva (OBI) e non ci saremmo posti la domanda del perché il reparto covid non sia stato trasferito nella struttura esistente dove fino al 2017 era ospitata l'Unità operativa di Malattie Infettive".
"Ci è stato segnalato veramente di tutto - proseguono - dalla comunicazione difficoltosa dei familiari dei degenti con i loro cari al dolore delle famiglie per una carezza mancata al congiunto morto in solitudine; dai pasti e dall'acqua per i malati ridotti all'osso alla successiva normalizzazione del servizio di ristorazione. Un esito incoraggiante del nostro impegno, fortemente caratterizzato da stile costruttivo nel nostro rapporto interattivo con le istituzioni; dai tanti problemi segnalati e risolti alle risposte di attenzionamento dei temi posti e non ancora superati; dalle code al Cup ai tempi troppo distesi per una visita specialistica; dalle tante risposte non pervenute che sono ancora in campo e su cui insisteremo. Quel che è certo è che non mancherà il nostro impegno per superarli, nell'interesse di chi, di fronte ai disservizi, si espone al rischio della rassegnazione. Spetta, infatti, ai cittadini e a noi, come volontariato, scavare le buche (i disservizi) per comprenderne le ragioni e, per rimuoverle. E infine, insieme ai responsabili istituzionali, il faticoso compito di piantare gli alberi".
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