
Lamezia Terme - Giovanni Famularo, classe 1923, oggi festeggia 100 anni. Nato, infatti, il 9 novembre, terzo di sette figli, è originario del quartiere Bella di Lamezia. A ripercorrere la sua intensa vita, dalla guerra al lavoro in Australia, per poi ritornare dalla sua amata famiglia, un nipote.
“Sei nato e cresciuto nella povertà tipica di quel tempo, che ti ha costretto ad abbandonare la scuola subito dopo la quinta elementare; peccato, eri portato e ti piaceva studiare! Ma all'epoca la priorità era aiutare la famiglia nella gestione della casa e dei terreni e così già fin da piccolo ti sei rimboccato le maniche e ti sei dato da fare. Senza mezzi di trasporto e senza strumenti di lavoro moderni. Che forti che eravate! Poco più che maggiorenne - ricorda il nipote - sei stato costretto a partire, era la chiamata alle armi della terribile Seconda guerra mondiale. Costretto nei campi di lavoro di Germania, Austria e Grecia, dove non era concesso distrarsi o rilassarsi un attimo perché le minacce di morte erano dietro l'angolo. “Stai attento, lavora o ti taglio la gola”, queste le parole di un ufficiale tedesco che ti sono rimaste impresse e che tutt'ora reciti a distanza di 80 anni. Hai anche visto Hitler e Mussolini da vicino: “che faccia cattiva avevano”, così mi dicesti. Ce ne sarebbero ancora molte da raccontare, ma tra le mille peripezie ce l'hai fatta a scamparla e a tornare a casa. “Giuanniallu ha turnatu, Giuanniallu ha turnatu, viniti”. Tornato in patria le cose non erano cambiate, anzi, il conflitto mondiale aveva aumentato quella povertà già dilagante. Così decidesti a malincuore di lasciare tutto per l'ennesima volta, compresa moglie e figlio di un anno e ti imbarcasti. Dopo giorni e giorni di solo mare sei arrivato in Australia, il luogo della speranza. Cinque lunghi anni. Hai lavorato giorno e notte, e tutto questo per senso di responsabilità e per guadagnare onestamente i soldi che avrebbero assicurato a te e alla tua famiglia un futuro migliore. Ritornato dall'Australia, grazie ai tuoi sacrifici, hai costruito una casa e comprato dei terreni per il sostentamento dei tuoi cari, ma anche per coltivare la tua grande passione: l'agricoltura. Quanta gioia ti dava curare gli ulivi; grazie ancora per i tuoi preziosi consigli. D'altronde ce l'hai sempre detto: “Ho fatto il mestiere più bello del mondo”. Come darti torto nonno”.
La famiglia, con affetto ricorda l’uomo “instancabile lavoratore, curioso, preciso, di compagnia, severo ma buono. Non sei mai stato il tipo di persona che faceva le moine, ma volevi e vuoi bene a modo tuo. Quel modo tipico di chi ha sofferto la povertà, la guerra, l'emigrazione, la solitudine. D'altronde è grazie alla gente come te e a quei tempi duri se noi viviamo in questi tempi facili. Difficile augurarti 100 di questi giorni, ma ciò che possiamo dirti è che speriamo che il tempo che ti rimane a disposizione sia vissuto con la più alta dignità possibile, proprio come hai fatto finora. Buon centesimo compleanno nonno. Anzi, visto che ti piace tanto l'inglese, Happy one hundred Birthday John”.
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