Lamezia, giornata conclusiva "Maratona della Legalità" al liceo scientifico con presidente tribunale Garofalo: "La giustizia è una cosa seria"

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Lamezia Terme - Si conclude l’appuntamento della “Maratona della Legalità”, ospitato dal Liceo scientifico Galileo Galilei. L'importante evento inserito nel panorama scolastico calabrese è giunto quest'anno alla sua terza edizione e ha visto la presenza di diversi ospiti di rilievo che hanno arricchito l’iniziativa con pregnanti spunti di riflessione vertenti il tema della legalità in tutti i suoi aspetti.

Dopo le prime quattro 'tappe' a essere principali protagonisti sono stati anche oggi gli studenti dell'Istituto scolastico con una specifica tematica a loro dedicata e intitolata: 'Studenti protagonisti della legalità''; incentrata, dunque, sempre sul solco degli appuntamenti precedenti rientranti nel rispetto delle regole, dell’ambiente, nel vivere nella legalità e nella sua cultura ‘governandosi secondo ragione’, nonché nel rispetto della propria dignità e di quella delle altre persone. Tutte tematiche da tenere mai sottobanco, perché sempre attuali e dunque meritevoli di una continua e profonda discussione già ben delineati da tutti i relatori succedutisi durante la 5 giorni. Nella sua ultima giornata protagonisti quindi gli allievi che uniti con una catena hanno inscenato il loro diniego verso l’illegalità e tutto ciò che essa comporta mostrando dei cartelloni con delle parole chiavi quali: ‘rispetto delle leggi’, ‘tortura’, ‘attentato’, ‘terrorismo’, ‘mafia’ e quello che vanificano: la ‘legalità’.

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Legalità appunto, che viene ‘bloccata’ con i ‘lacci’ della illegalità rappresentati proprio dalle parole, “vere zavorre per la legalità”, scritte sui cartelli. I ragazzi hanno anche letto tramite l’ausilio di slide le vicende di due persone Stefano Cucchi il giovane vittima del mancato rispetto delle regole e di Valentina Pitzalis vittima dell’amore malato sfigurata dal marito che non si era rassegnato alla loro separazione. Ne è seguita la relazione dell’avvocato Renzo Andricciola (presidente della Camera penale lametina) che ha seguito attentamente la maratona lodandola, spiegando che, “la città ha bisogno di queste iniziative. La legalità va rappresentata a 360 gradi - ha detto il penalista - anche la peggiore persona che delinque ha il diritto di essere difeso ed è questo il ruolo dell’avvocato penalista che dopo i dovuti studi e approfondimenti delle carte applica i principi di legalità. Norme che sono sancite dalla nostra Costituzione. L’avvocato - ha tenuto a specificare Andricciola - non è un connivente del suo assistito, ma svolge il suo ruolo, e solo dopo avere letto bene le carte (riferendosi anche ad un caso a lui sottoposto) decide se prendere il mandato difensivo e fare dunque ritornare la dignità, se lesa, della persona accusata o, a limite estremo, propone un patteggiamento per limitare i danni.

A dettare la linea difensiva - specifica ancora - è sempre l’avvocato non il cliente”. Nel solco di quanto detto in mattinata a dare un parere il presidente del Tribunale Giovanni Garofalo che illustra: “La giustizia è una cosa seria e va amministrata secondo ragione bisogna dire solo le cose che si sanno per certe. Questo va fatto anche in merito alla difficile tematica inerente il dualismo fra, legalità e moralità, perché il loro confine è labile, in merito cita tre esempi fra cui quello sull’omicidio di Stefano Cucchi aggiungendovi quello dell’avvocato Giorgio Ambrosoli assassinato l'11 luglio 1979 da un sicario ingaggiato da Sindona e quello eseguito da Mark Chapman l'8 dicembre 1980 nei confronti del cantautore John Lennon”. A concludere l’evento il colonnello Sergio Molinari il quale ne traccia un feedback positivo sentendosi arricchito di quanto ricevuto dai ragazzi in questi giorni di ‘maratona’, anche grazie ai concetti dei cartelli che gli stessi hanno mostrato in mattinata. In più, anche in merito al caso Cucchi, ha aggiunto che: “Io sono un carabiniere ma dopo l’accertamento di una verità processuale chi sbaglia paga e deve essere sanzionato secondo legge. Le regole - ha aggiunto - vanno applicate a tutti rispettando i principi di etica e uguaglianza, si devono seguire e applicare le regole, essere come un Monaco Guerriero e spendere la propria vita per gli altri abbandonando ogni forma di omertà perché, anche dall’omertà, è spinta la mafia che esiste sempre, si spara di meno, ma esiste lo stesso. Lo stesso terrorismo è collegato alla mafia il quale instilla paura per affermare un concetto”.

Francesco Ielà

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