Lamezia, la stagione stragista e la storia dell’antimafia raccontati agli studenti da Giovanni Tizian

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Lamezia Terme - Una storia personale che s’intreccia con la Storia d’Italia – quella degli ultimi trent’anni, quella che ancora nelle scuole non si racconta – per fare luce sul perché di un cambiamento mancato: è la storia di Giovanni Tizian, giornalista e direttore artistico di Trame, Festival dei libri sulle mafie, che vedrà ora fra i volumi da proporre anche il suo saggio, edito da Laterza, e intitolato “Il Silenzio. Italia 1992 -2022”. Un libro che parte non a caso dall’anno della strage di Capaci – di cui oggi ricorre il 31esimo anniversario – ma che attraversa anche a piene mani il dolore di un’altra strage compiuta negli stessi anni: l’assassinio di Peppe Tizian, padre di Giovanni, a Bovalino, dopo il rogo dei capannoni dell’azienda di famiglia. Un evento rimasto “senza giustizia e senza verità”, secondo le parole del giornalista, che si batterà più tardi per ottenerle con un risultato ancora parziale, “anche se, secondo quanto emerge dalle dichiarazioni dell’ultimo pentito che si è espresso sul caso, gli autori sono già al 41 bis per altri reati”. Intanto, per il momento, la famiglia Tizian, in pericolo e in una situazione economica precaria per la perdita dell’azienda, si trasferisce a Modena e prova a ricominciare una nuova vita.

“A Modena non parlavo di mio padre, perché in fondo non sapevo che dire. Non c’era un colpevole, e non mi andava di guardare indietro: in fondo, noi dalla Calabria eravamo scappati, per sopravvivere”, spiega l’autore con amarezza. Ma passano gli anni e il vuoto s’intreccia con una situazione nazionale preoccupante, che vede l’ascesa di personaggi come Silvio Berlusconi, la latitanza di boss come Matteo Messina Denaro, e naturalmente le stragi di Capaci e via D’Amelio, cui fa seguito il periodo di Tangentopoli. Il vuoto così si riempie dei tasselli da unire insieme di una storia che chiede di essere raccontata, una storia che non è bastata a cambiare il verso di un intero paese, in cui “la corruzione esiste ancora, ha semplicemente cambiato modalità”, dove “anche la Commissione antimafia si riduce ad una questione di poltrone”, dove “si discute del 41 bis ma non dell’educazione e dell’allontanamento dei minori dalle famiglie mafiose”, e dove “ci si chiede se la mafia sia collusa con lo Stato quando ci sono latitanti che vanno in giro per trent’anni liberamente, ed è evidente che qualcuno li copre se basta perfino un orologio digitale a localizzare un individuo”. Una storia che passa dall’Anonima Sequestri in Aspromonte e arriva alle cosche che fanno affari in Lombardia, che Tizian ha raccontato per lasciarla ai propri figli, ma anche alle nuove generazioni, ai ragazzi dell’Istituto “Einaudi”, del Liceo “Galilei” e dell’ITC “De Fazio” che lo hanno sommerso di domande dopo aver letto il libro in classe, nella presentazione organizzata dal professor Giovanni Orlando Muraca e voluta dalla dirigente Rossana Costantino. Un momento di scambio, di passaggio di valori: quei valori che come alcuni libri, in qualche modo, sono destinati a resistere al tempo.

Giulia De Sensi

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