Lamezia, l'ex pm Palamara presenta il suo libro "Lobby & Logge": il sistema "malato" della giustizia italiana

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Lamezia Terme - Ha fatto tappa a Lamezia, Luca Palamara, uno dei personaggi più controversi degli ultimi tre anni della storia giudiziaria e anche "politica" del nostro Paese. Da quando cioè scoppiò il cosiddetto "caso Palamara" il 29 maggio del 2019. Quel giorno, l'ex Pm di Roma ed ex presidente dell'Anm, Associazione nazionale magistrati, nonché consigliere del Csm, subì una perquisizione da parte della Finanza, in quanto accusato di corruzione poiché avrebbe messo a disposizione il suo ruolo giudiziario per favorire promozioni, nomine, incarichi, spostamenti e quant'altro. Rinviato a giudizio e con un procedimento in corso a Perugia. Palamara raccontò la sua "storia" in un libro che uscì nel gennaio del 2021 dal titolo “Il Sistema”, in cui rivelò quello che accadeva da anni nella magistratura e le implicazioni con il mondo della politica. Al ruolo delle correnti all'interno della magistratura e al "peso" di queste in ogni decisione nel variegato universo della giustizia italiana e all'inevitabile commistione con la politica. Un libro che causò una lunga scia di dimissioni, ricorsi, denunce e rivelò intrecci e segreti ripresi con il secondo libro "Lobby & Logge. Le cupole occulte che controllano il Sistema e divorano l’Italia" presentato in città.

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Anche in questa occasione, Palamara, intervistato come nel precedente lavoro dal giornalista Alessandro Sallusti, sciorina una sorta di "campionario" di intrighi giudiziari, con cupole occulte che controllano il sistema giustizia. Espulso dalla magistratura, Palamara parla di "misteri, di logge e lobby". Di faccendieri, servizi segreti, magistrati che "decidono se avviare o affossare indagini e processi". Insomma, uno scenario che incute paura e timori, e che si rivela un serio pericolo per la democrazia italiana. Trame oscure che si snodano all'interno dei "palazzi" e che determinano le sorti della nazione. Tutto per la conservazione e la gestione del potere. E di questo si è parlato a Lamezia alla presenza anche di Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare Antimafia.

Nel suo intervento, dopo la presentazione della moderatrice del confronto, Piera Dastoli, l'ex Pm ha parlato di "situazione gattopardesca per cui il sistema dice di cambiare ma fa solo azioni di facciata". Ponendo in questo senso interrogativi sulla riforma della giustizia e sulle nomine dei magistrati. "Penso che questa riforma - ha detto Palamara - non sia in grado di affrontare il problema del correntismo e delle influenze delle correnti sui meccanismi decisionali delle nomine. Ci sono spunti importanti ma io penso che il vero tema riformatore debba portare al Paese un cambiamento, modernizzare, partire da quello che non ha funzionato. Quando ero presidente dell'Anm, l'unica riforma che è in grado di scardinare il meccanismo di controllo correntizio interno alla magistratura, e di assimilare la magistratura alla politica, è quella del sorteggio per andare al Csm". Quindi, non ha risparmiato attacchi al ruolo di una "magistratura che di fatto è come un partito politico".

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Ma come scardinare questo sistema? "Dipende da tutti noi - ha evidenziato Palamara - le lobby hanno interessi ad infiltrarsi nella politica. I cittadini devono essere parte attiva; devono essere infornati e farsi un'idea che non deve essere precostituita". Da qui le accuse ad una "certa informazione che non sa separare la notizia in modo obiettivo da interessi di editori e da gruppi di potere". Il senatore Nicola Morra, accennando alla massoneria deviata ha sottolineato come "il sistema di cui si parla soprattutto in Calabria è fatto di rapporti che qui da noi possono racchiudersi nell’espressione dialettale del ‘siamo una pigna’, questo per chiarire lo spirito di clan. Le leggi quando riguardano gli amici si interpretano, quando riguardano gli altri si applicano. Occorre - ha chiosato il presidente della commissione Antimafia - ridurre i tempi della giustizia. Ci sono processi che vanno avanti da più di 20 anni. A me pare che si corra il rischio che questa riforma della giustizia vuole conservare l'esistente". Per Morra, il "sistema" ancora vige e "l'unico a pagare è Palamara. Gli altri sono ancora lì".

A. C.

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