
Lamezia Terme - Seconda giornata della "Maratona della Legalità" al Liceo scientifico Galilei di Lamezia. Un altro appuntamento di grande significato incentrato sul tema “Non c’è libertà senza legalità”, frase di Piero Calamandrei e sulla quale si sono confrontati i relatori. Il vicario episcopale per la Pastorale don Leonardo Diaco, il procuratore capo di Vibo Valentia, Camillo Falvo. E, successivamente, Salvatore Borsellino, fratello del compianto giudice Paolo, assassinato dalla mafia il 19 luglio a Palermo con la sua scorta. E ancora, l’autrice e attivista del Movimento delle Agende rosse, Silvia Camerino, autrice del libro-intervista con Salvatore Borsellino, "Mio fratello Paolo". Saluti iniziali della dirigente, Teresa Goffredo che ha ribadito l’importanza della manifestazione, ringraziando gli illustri ospiti.
Ad introdurre i due momenti, le docenti Anna Rosa e Monica Pascuzzi. Il vicario don Leonardo Diaco ha messo l’accento sul valore dell’autorità intesa “al servizio degli altri”. La sfida di oggi “è sempre più educativa. Separare le cose buone da quelle che non sono buone. La frase di Calamandrei - ha sottolineato il vicario - fa riflettere perché altrimenti non c’è uno Stato di diritto. Garantire la libertà di tutti significa rispetto delle regole nella legalità”. Concetti rimarcati dal procuratore di Vibo, Falvo. “La legalità è legata alla morale e la libertà espressa dai principi di Calamandrei, afferma un diritto che deve rappresentare una grande responsabilità per tutti”.

Falvo si è chiesto “che atteggiamento si ha oggi davanti alle regole? Si pensa che chi fa una denuncia viene ritenuto un infame. L’antiregole diventano una normalità, e allora noi dobbiamo recuperare il senso delle regole”. Per Falvo il concetto quindi di educazione “diventa importante e le scuole hanno un compito significativo”. Il procuratore di Vibo ha puntato il dito sul fatto che la Calabria “è un territorio dove spesso si perde la speranza, ci si è assuefatti alla corruzione. Non si ha il coraggio di reagire. È dunque fondamentale recuperare il senso della legalità”. Per Falvo il messaggio più importante è “che la libertà non si conquista violando le regole”. Altro significativo momento della giornata, la presenza, in collegamento video, di Salvatore Borsellino e, in sala, della scrittrice lametina, Silvia Camerino.
“In via D’Amelio - ha detto la scrittrice - è morta la libertà. La mia speranza è quella di consegnare ai giovani strumenti emotivi. Il sogno di Paolo era di consegnare il sogno di un grande insegnamento, quello dell’amore e della libertà. La mia speranza è il fresco profumo della libertà, siate consapevoli - ha detto ai giovani - di fare la differenza”. Quindi, in collegamento, l’intervento di Salvatore Borsellino. “Giovani come Silvia sono diventate le mie gambe. Oggi vorrei dirvi di quando Paolo quel giorno andò da mia madre. Paolo sapeva che toccava a lui, sapeva che doveva fare in fretta per arrivare a scoprire chi uccise suo fratello Giovanni Falcone. Io - ha sottolineato Borsellino - da quel giorno quello che faccio lo faccio per farlo vivere e per portare avanti il suo sogno. Lui ha sacrificato la vita per un sogno d’amore, sapeva che sarebbe stato ucciso ma non è scappato. Gli dissi di andare via da Palermo ma lui disse di no e sapeva che non sarebbe stata solo la mafia ad ucciderlo, persone che, purtroppo bisogna dirlo, erano all’interno dello Stato. Oggi ci sono sentenze che dicono che lo Stato non trattò con la mafia, ma sappiamo che non è così e lo sapeva anche Paolo. In via D’Amelio - ha stigmatizzato - non è stata solo la mafia ad uccidere. Se la gente avesse saputo che lo Stato stava trattando con la mafia sarebbe scoppiata la guerra civile”.
Sull’agenda rossa: “Fu fatta sparire e c’è una foto di una persona in divisa che la porta via, e nessuno l’ha più ritrovata. E poi qualcuno andò anche nel suo ufficio e fece sparire informazioni dal suo pc. Quando parlo di Paolo - ha aggiunto Salvatore Borsellino - mi piace ricordare ciò che lui ripeteva sempre, dentro ognuno di noi c’è una scintilla d’amore e lui voleva cambiare la sua città”. Un racconto commovente, quello di Salvatore Borsellino che ha catturato l’attenzione degli studenti e che ha fatto rivivere il dramma di chi ha inteso operare per la giustizia e la legalità sacrificando la propria vita.
A. C.




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