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Lamezia Terme, 21 novembre - “Basta con i fumi tossici che si levano dall’accampamento di Scordovillo. Basta con l’inquinamento ambientale che va avanti da anni e che sta esasperando tutta la città”. Questo l’invito forte e deciso  del prefetto di Catanzaro, Antonio Reppucci, che questa sera ha partecipato ad un incontro con i capi-famiglia rom che vivono nella bidonville della zona sud di Lamezia. La riunione si è tenuta nel salone municipale di via Perugini alla presenza del sindaco Gianni Speranza, degli assessori e di molti dirigenti del comune lametino. Ad affiancare il prefetto, il questore del capoluogo Guido Marino e diversi esponenti delle forze dell’ordine. Reppucci ha usato toni fermi e decisi ed ha detto chiaramente che se non cesserà la pratica dei roghi “sarà la guerra e, ai genitori che permettono ai figli di commettere delle illegalità – ha annunciato il prefetto – toglieremo anche la patria potestà. Perché i padri che riducono così i figli sono bestie e non uomini”. L’ufficiale di governo ha più volte ripetuto ai cittadini rom che devono rispettare le regole. “Se volete che la città vi aiuti – ha detto Reppucci – dovete rispettare le regole della buona convivenza. In questo momento la popolazione lametina è esasperata per l’inquinamento ambientale che state provocando. In prefettura arrivano segnalazioni e proteste tutti i giorni. La gente non ce la fa più e noi siamo qui per confermare la sovranità dello Stato, costi quel che costi”. Il sindaco Speranza ha chiesto al popolo rom che abita al campo da quasi mezzo secolo, di venire incontro all’amministrazione comunale che si è impegnata su tutti i fronti per migliorare le condizioni di vita degli zingari, cittadini lametini a tutti gli effetti. “Abbiamo fatto tanto per voi – ha affermato Speranza – ma voi non potete ripagare così la città che ogni giorno deve sorbirsi le esalazioni dei fumi tossici che, prima di ogni altro, intossicano voi e le vostre famiglie”. I capi-famiglia hanno spiegato che i roghi si fanno per dividere il rame da altri materiali e per poi rivenderlo. Una pratica che è stata adottata nel campo dopo che la nuova legge vigente ha vietato la raccolta ed il commercio del ferro, l’attività che i rom hanno svolto da sempre e che ora non possono più espletare. I capi-famiglia hanno chiesto di poter riprendere questa loro attività storica, visto che sono quasi tutti disoccupati, con mogli e tanti figli da mantenere. Don Giacomo Panizza, presidente della comunità Progetto Sud, ha proposto che la legge venga modificata in modo da consentire ai rom di riprendere il commercio del ferro senza commettere reato. Il prefetto ha assicurato che sottoporrà la proposta ai parlamentari locali. A conclusione della riunione, i capi-famiglia presenti hanno promesso che nella zona del campo dove loro abitano, non si faranno più roghi. All’incontro hanno partecipato anche i rappresentanti dell’associazione “La strada” e della cooperativa “Ciarapanì” che da molti anni operano per l’integrazione dell’etnia rom nel contesto sociale locale.

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