
Catanzaro - Non servirà un Dpcm per il riconoscimento dell'azienda "Mater Domini” di Catanzaro quale azienda ospedaliera universitaria: lo evidenzia un parere del ministero della Sanità. Il dato è emerso oggi nel corso del Consiglio comunale “aperto” di Catanzaro. Ad annunciare la svolta sul tema della creazione dell'azienda ospedaliera unica “Dulbecco” attraverso l'integrazione tra “Mater Domini” e ospedale “Pugliese Ciaccio”, tema al centro di aspre polemiche politiche in questi giorni in Calabria, è stata il sottosegretario all'Interno, Wanda Ferro, intervenuta alla seduta in videocollegamento. A confermarlo poi in aula anche il consigliere regionale di Fratelli d'Italia Antonio Montuoro: “Prima del mio intervento – ha riferito Montuoro - ho ricevuto una comunicazione del sottosegretario all'Interno Wanda Ferro che mi ha riferito che in Regione è arrivato il parere del ministero della Sanità che dice che non c'è bisogno del Dpcm per procedere all'integrazione tra gli ospedali di Catanzaro. Ora dunque si tratta di procedere spediti in direzione della stessa integrazione”. Al centro degli interventi del civico consesso – a cui hanno partecipato tra gli altri i deputati Domenico Furgiuele e Riccardo Tucci e i consiglieri regionali Amalia Bruni, Ernesto Alecci e Raffaele Mammoliti - , oltre alla fusione delle due aziende catanzaresi Mater Domini e Pugliese Ciaccio, l'istituzione del corso di laurea in Medicina all'Università della Calabria che, per molti, rappresenta un doppione della facoltà di medicina a Catanzaro.
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"I fatti - ha detto il sindaco Nicola Fiorita - sono noti e non è utile richiamarli. Da allora si sono registrati molti avvenimenti come l'oggettiva sovrapposizione di due questioni: la frenata brusca dell'azienda unica e l'accelerazione della istituzione della facoltà di medicina a Cosenza. Un combinato disposto che non poteva non destare preoccupazioni". Per Fiorita "in una città che è ostile alle barricate che qualcuno ha voluto evocare in questi giorni non ci sarà nessuna guerra contro nessuno. Esprimere dissenso non significa stare contro qualcuno. I nostri dubbi stanno dentro un discorso di sistema. Chiedere la condivisione delle scelte è l'opposto della retorica campanilistica". Il sindaco ha poi ricordato "la forte richiesta da parte della città di andare oltre l'interesse politico. Sono certo che questo consiglio comunale saprà raccogliere questa richiesta di tutela e questo spirito unitario. Catanzaro resta a servizio della regione ma anche a servizio della ragione. Sempre pronta a denunciare soprusi o soluzioni nocive per la Calabria come possono essere quelle riguardanti la tutela della salute o la formazione universitaria dei cittadini di questa ragione". Presente alla seduta anche i Rettore dell'Umg Giovambattista De Sarro che nei giorni scorsi era finito nel mirino delle critiche di alcune forze politiche che individuavano nel voto di astensione di De Sarro all'interno del Coruc la chiave di volta che avrebbe decretato la nascità della facoltà nell'ateneo di Rende.

De Sarro ha spiegato che quella che sorgerà a Cosenza “non è una seconda medicina, è raddoppiare un corso di laurea già esistente, è un percorso differente da quello che c'è a Catanzaro. Da un punto di vista campanilistico io sono contrario, da un altro punto di vista noi stiamo combattendo per l'integrazione che è la parte più importante e fare troppa resistenza non sempre è una buona risoluzione, peraltro la mia esperienza è che, anche quando mi sono schierato contro, hanno fatto sempre quello che hanno voluto. E l'unico modo è combattere legalmente”. Il Rettore ha anche specificato la sua posizione all'interno del Coruc, respingendo l'accusa di non aver difeso gli interessi dell'Università di Catanzaro: “Io avevo prima interpellato gli altri colleghi, votare contro non avrebbe portato nessun beneficio, tanto la conoscevano tutti la mia posizione. Ognuno – ha rilevato De Sarro - può interpretare l'astensione come vuole, ma era cercare di avere un ulteriore dialogo più che altro per l'integrazione, non per quello che tutti i colleghi rettori sanno e sanno benissimo, d'altro canto loro mi avevano detto che avrebbero votato in una certa direzione, perché continuare a fare la guerra? Lo sapevamo. Certo è un diniego, altrimenti avrei votato a favore”.
Bruno Mirante
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