Migrantes: aumentano italiani che rientrano dall'estero, fenomeno ancora marginale in Calabria

stazione-2_9ab65_08737.jpg

Catanzaro - Durante il decennio 2012-2021, il numero dei rimpatri dall'estero dei cittadini italiani è più che raddoppiato passando dai 29 mila nel 2012 ai circa 75 mila nel 2021 (+154%). E' quanto emerge dal Rapporto Italiani nel Mondo 2023 della Fondazione Migrantes, l'organismo pastorale della Cei. Il volume dei connazionali che rientrano in patria non è sufficiente a compensare la perdita di popolazione dovuta agli espatri che, durante lo stesso periodo e fino all'anno della pandemia, sono aumentati in misura considerevole, facendo registrare saldi migratori (differenza tra entrate e uscite) sempre negativi, con una perdita massima di 77 mila italiani nel 2016 e una minima, di poco piu' di 19 mila, nel 2021. Nell'ultimo decennio, il numero complessivo di rientri in patria e' stato pari a 443 mila. Due italiani su cinque rientrano da un paese dell'Unione Europea: in particolare, dalla Germania è partito circa il 12% del totale dei rimpatri, il 10% dal Regno Unito, l'8% dalla Svizzera e il 5% dalla Francia. Consistenti risultano anche i rientri dagli altri paesi europei (12%), provenienti in larga parte dalla Svizzera.

E' interessante notare come stia proseguendo l'aumento relativo della quota dei rientri nelle regioni meridionali, a scapito di quelle del Nord. Al Sud, seppure con una certa variabilità, la regione che negli ultimi tre anni ha catturato la quota maggiore dei rientri è stata la Campania, seguita dalla Puglia e dalla Sicilia appaiate. Il fenomeno ancora non riscontra grande incidenza in Calabra. Per quanto concerne le regioni del Nord, il calo percentuale aggregato va contestualizzato. L'incidenza relativa scende, ma in un contesto di numeri assoluti in crescita. La regione Lombardia si conferma quella che attrae il maggior numero di lavoratori provenienti dall'estero, con una percentuale stimata per il 2023 pari a circa il 42% dei soggetti rientrati.

"La restanza - si legge nel rapporto - si riferisce alla decisione di individui o famiglie di rimanere o tornare nelle loro comunità d’origine: una scelta personale motivata da un forte legame con il territorio che si muove anche su un piano comunitario in quanto può tradursi in iniziative imprenditoriali, progetti culturali e sociali. Come scrive l’antropologo (calabrese, ndr) Vito Teti, la restanza non è un elogio del restare come forma di nostalgia regressiva, ma è un invito a pensare il restare come nucleo fondativo di nuovi progetti, aspirazioni e rivendicazioni. Si tratta, quindi, di una scelta di responsabilità che porta a investire il territorio di intenzioni, azioni e pratiche di cura".

© RIPRODUZIONE RISERVATA