Organizzazione spaziale del Dna, lo studio della ricercatrice lametina Anania pubblicato sul giornale internazionale Nature Genetics

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Lamezia Terme – Porta la firma della giovane ricercatrice lametina Chiara Anania insieme ai colleghi del team del dottor Dario Lupiañez presso il Berlin Institute for Medicine System Biology di Berlino, lo studio pubblicato nella giornata di ieri sul giornale internazionale Nature Genetics che mira a comprendere come l’organizzazione spaziale del DNA nelle nostre cellule è importante per la regolazione genica che permette il corretto sviluppo embrionale.

“Affinché un organismo si sviluppi correttamente - spiega Anania - l’attivazione dei geni depositati nel DNA delle nostre cellule deve essere finemente controllata. Alcune sequenze regolative del nostro DNA, chiamate in gergo “enhancers” si assicurano di attivare specificamente i propri geni-target al momento giusto e nel tessuto giusto. In altre parole, l’attivatore di un gene che è coinvolto nella formazione di un arto, non può attivare un gene coinvolto nello sviluppo del cuore. Errori che accoppiano “enhancers” e geni non-target possono essere fatali per l’organismo provocando malformazioni e cancro. Il nostro genoma è organizzato in modo tale che non ci siano “interferenze” nei processi regolativi sopracitati. Infatti, queste unità funzionali “enhancer-gene target” sono custodite in domini di DNA separati l’uno dall’altra tramite regioni di DNA regolative chiamate “TAD boundaries”. Errori nel DNA che distruggono o riposizionano queste “regioni isolanti” possono portare a gravi patologie”.

Una comprensione tanto dettagliata del funzionamento di tale regioni non era ancora stata ottenuta. In questo studio il team di ricercatori ha condotto una ricerca su come queste “barriere genomiche” funzionano e come influenzano la regolazione genica. Dallo studio è emerso che queste regioni possono modulare i livelli di espressione dei geni a seconda di quanto “forti” siano a isolare i diversi domini. Allo stesso modo, patologie che derivano dalla compromissione di tali sequenze sono proporzionali a livello di quanto esse siano “danneggiate”. In conclusione, la ricercatrice spera che questo studio possa aiutare a predire patologie derivate dal malfunzionamento di tale regioni ed eventualmente sviluppare nuove tecnologie mirate a riparare eventuali danni.

B.M.

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