“Rivitalizzare la partecipazione”: De Grazia riflette sull’astensionismo crescente e il ruolo dei giovani nella politica

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Lamezia Terme – “Da almeno trent'anni a questa parte, ad ogni competizione elettorale, nazionale, regionale e comunale, si fanno sistematicamente i conti con la bassa percentuale dei cittadini che si recano alle urne”. Sul tema dell’astensionismo, interviene l'avvocato Mario De Grazia del comitato lametino “Difendiamo la Costituzione” che riflette e analizza i dati a livello nazionale.

“L'astensione - scrive De Grazia - tocca un altro record negativo, solo il 44% degli elettori si è recata alle urne in queste ultime competizioni regionali. Penso sia tempo che questa insostenibile situazione diventi il problema numero uno, perché è diventata una sfida decisiva alla partecipazione politica e rappresenta un evidente ulteriore sintomo di regressione democratica e di indebolimento della rappresentanza. Molteplici sono le cause che la determinano. Tra di esse, penso che la disaffezione alla politica, la mancanza di fiducia nelle istituzioni, l'offerta politica non ritenuta eccellente, la legge elettorale con le preferenze bloccate, la crisi dei partiti divenuti semplici comitati elettorali, ne costituiscano i motivi preminenti e decisivi. Esse spingono a disertare le urne e ad ampliare il disagio collettivo verso questa politica autoreferenziale che ha perso, negli anni, i suoi connotati sociali, costituzionali e partecipativi.

Così l'astensionismo, nella sua tendenza strutturale, è diventato un serio indicatore di una democrazia in crisi, di un indebolimento della rappresentanza, di una disaffezione e sfiducia verso la classe politica, percepita come inefficace o corrotta e che alimenta, per questo, le semplificazioni autoritarie cavalcate dalla destra "dell'uomo (o della donna) solo al comando". Un 15-20% degli elettori che non vota, potrà pure considerarsi fisiologico e quasi normale; un 10-15% potrà riguardare probabilmente i cosiddetti  irriducibili, che appartengono a tutti i ceti sociali e trovano l'offerta politica dei partiti inadeguata o incoerente; ma almeno un 20-25% sono cittadini "invisibili", cioè persone povere e politicamente non consapevoli, che vivono nelle periferie estreme delle città o abitano in comuni e frazioni montani e che sono convinti che tanto per loro non cambia niente. Per combattere l'astensionismo aiuterebbe molto che i partiti non si abituassero a tale situazione e, invece, si impegnassero molto di più ad un lavoro coordinato, soprattutto parlamentare, per rivitalizzare la democrazia rappresentativa con programmi chiari e credibili, avviando, innanzitutto, l'attuazione dell'art. 49 della Costituzione per disciplinare e rendere trasparente la vita democratica dei partiti al loro interno rafforzandone l'etica, la responsabilità e la partecipazione civica”.

A questo punto De Grazia entra nel merito di questa crisi di partecipazione che “penalizza – sostiene - massimamente la sinistra. È da un po' di tempo, infatti, che la sinistra nel suo insieme sembra faticare di più a produrre novità importanti e ad interpretare una visione politica più esplicita e chiara nel raccogliere le istanze sociali di chi ha perso la speranza: operai, intellettuali, giovani precari o disoccupati, in una parola i ceti medi e più popolari che non avvertendo  alcun cambiamento sostanziale,  si convincono che, in fondo, sia inutile andare a votare. Ora, mentre l’elettore di destra è in genere soddisfatto, più aduso al voto amicale e prossimo al potere, gli piace la situazione così com’è, ha paura del cambiamento e non vuole perdere quel poco che ritiene di avere conquistato; quello di sinistra è in buona parte più politicizzato ed esigente, non vede grossi mutamenti, avverte una mancanza di  dialogo nei partiti, si sente indottrinato, non compreso e assecondato nei suoi problemi quotidiani e, restando deluso e insoddisfatto, pensa di punire il partito di riferimento e non va a votare. La sinistra, che è andata smarrendo i suoi riferimenti personali e sociali di reale cambiamento, che non indica con chiarezza i punti di crisi sui quali mobilitare la gente, vede scemare così i consensi e i voti dei cittadini che  delusi, per protesta, disertano le urne".

"Penso bene - prosegue nella sua riflessione sul tema - che serva una politica alternativa e mirata verso i ceti più deboli ed esclusi della società, ma credo pure che è divenuto ineludibile porre al primo punto dell'agenda politica   la necessità di riportare al voto i tantissimi elettori che si astengono. Penso sia questo il problema numero uno, il compito prioritario da inseguire, e lo è massimamente per la democrazia e, aggiungo, per la sinistra! Per questo occorre serietà, generosità, apertura verso le forze giovani, rinnovamento, competenza delle classi dirigenti e programmi chiari ed efficaci. Si tratta di riuscire a mettere a punto un'offerta politica innovativa e uomini, in gran parte giovani, capaci di interpretarla e generare prospettive e speranze, superare l'apatia e l’indifferenza, intercettare gli interessi e le sensibilità di quegli elettori potenziali, che delusi restano a casa. Mi rendo conto che non è un'impresa facile, ma questa è l'unica strada da percorrere da subito e senza ulteriori indugi”.

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