
Lamezia Terme - Giorni di fuoco e decine di ettari di bosco completamente distrutti. Un anno fa - nel contesto generale di una Calabria in preda agli incendi da nord a sud - uno degli epicentri del fuoco fu il Reventino: tre i Comuni interessati - Decollatura, Platania e Conflenti - per un vero e proprio inferno che per giorni tenne impegnati vigili del fuoco, volontari e addetti ai lavori nel contenere la linea del fuoco che si avvicinava ai centri abitati e, nel frattempo, distruggeva il polmone verde del lametino.
Nucleo Emergenze Reventino Savuto Odv: "Giorni terribili"
Quasi impossibile, oggi, avere un dato preciso degli ettari di verde distrutti: alcuni Comuni interessati non hanno un catasto degli incendi e non si sa neanche se il censimento dell'aree interessate dai roghi sia stato fatto. "Ricordiamo benissimo quei giorni - spiegano dal Nucleo Emergenze Reventino Savuto Odv, sempre presenti sul posto in quei giorni - fu un'impresa terribile contenere il fuoco, anche perché la disponibilità di mezzi aerei era molto esigua e la maggior parte delle operazioni sono state fatte da terra".

L'esperto Bevilacqua: "Fondamentale un'opera di rinaturalizzazione"
Ma come sta oggi il bosco? A rispondere è l'esperto Francesco Bevilacqua, avvocato, scrittore ed alpinista nonché membro del Cai: "Nonostante la violenza del fuoco - spiega - c'è una piccola ripresa che si intuisce dalle ciocche verdi degli alberi nella parte alta del Reventino, nelle conifere". Il patrimonio boschivo è ancora compromesso e i tempi della natura sono lunghi ma il ciclo vitale ha ripreso a funzionare sui monti incantati del Reventino ma anche l'uomo deve fare la sua parte: "Sarebbe importante - spiega Bevilacqua - avere un censimento esatto delle aree bruciate. La legge quadro in materia di incendi boschivi (la 353/2000) definisce infatti divieti, prescrizioni e sanzioni sulle zone boschive. In particolare la norma stabilisce vincoli temporali che regolano l’utilizzo dell’area interessata ad incendio: innanzitutto le zone boschive ed i pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco non possono avere una destinazione diversa da quella preesistente all’incendio per almeno quindici anni".
"E' andato distrutto - aggiunge - buona parte del rimboschimento realizzato negli anni '50, sono sopravissute le specie autoctone come ontani, cerri e faggi e ora è fondamentale un'opera di rinaturalizzazione, ovvero lasciare che proprio queste specie autoctone possano crescere e ripopolare gli spazi bruciati. Certo, servirebbe una legge ad hoc, un piano straordinario, verificando ad esempio se e in che termini possano essere utilizzati i fondi del Pnrr e ovviamente c'è da sperare che quest'estate non produca altri danni".

Anche l'uomo deve fare la sua parte
"Da noi i piromani aspettano quasi sempre il momento più propizio - prosegue Bevilacqua - Sono furbi. Lasciano che le forze di spegnimento si concentrino su altre regioni e che la Calabria risulti temporaneamente sguarnita di mezzi aerei impegnati altrove, che la vegetazione si asciughi ben bene, che cominci a spirare, implacabile, lo scirocco, che i turisti si affollino nelle località più rinomate e possano trasformarsi in un pubblico d’eccezione per le loro gagliarde imprese, che ferie e malattie falcidino le squadre del sistema antincendio regionale. Per poi scatenarsi tutti in una volta, anche con effetto emulativo – quasi un passa parola o una chiamata alle armi – quando luoghi e comunità sono più fragili e indifesi".
G.V.

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