Celebrati i primi 30 anni di attività il Gruppo Scout Lamezia Terme 7 Cassiopea

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Lamezia Terme - 30 anni d’avventura, di crescita, di formazione nella gioia: sono i primi 30 anni del Gruppo Scout Lamezia Terme 7 Cassiopea, nato nel 1996 in una delle zone più marginali della città, il quartiere Bruzia, dove don Armando Augello, grazie alla cui volontà sorgerà in questa zona la parrocchia del Redentore, ne propone la fondazione al primo Capo, Felice De Sensi, e ad una giovane Comunità Capi formata da Giacinto Gaetano, Margherita e Gregorio Gottardo e tanti altri volontari che si avvicenderanno negli anni creando una realtà che oggi conta circa 200 ragazzi e dà un grosso contributo all’esperienza scout della città.

Ricorda i primi passi della sua comunità don Armando Augello, accennando alle prime messe celebrate in un magazzino e al tentativo di portare “un’animazione cristiana” in un luogo periferico, lontano da altre parrocchie. Ma don Armando si focalizza soprattutto su un interrogativo di fondo: che rapporto può passare fra la comunità cristiana del Redentore e l’idea dello scoutismo – dunque sul perché della scelta di fondare Cassiopea. Dati in comune fra Cristianesimo e scoutismo possono essere l’umanesimo, la partecipazione civile e la cura del territorio, l’impegno per la pace, l’amore per l’ambiente, un linguaggio fatto di segni e di narrazioni. Ma il denominatore comune per don Armando è soprattutto l’essere famiglia.

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“La famiglia infatti in questo territorio è di casa - spiega - era il centro di tutta l’esistenza, l’elemento costitutivo del tessuto sociale, economico, politico della zona – allora fatta di piccole aziende agricole a conduzione familiare, dove tutti i rapporti erano rapporti fra famiglie. Ora, il Cristianesimo è nato in una famiglia; la stessa Chiesa è una famiglia, e non in senso metaforico ma per vocazione divina. La famiglia è la via fondamentale del Cristianesimo. Qui le famiglie hanno offerto allo scoutismo il tesoro più grande che avevano: i loro figli. Lo scoutismo dedica alla formazione di un ragazzo circa 15 anni, con incontri settimanali, e perfino in estate con un campo. Se c’è una parrocchia che ha la possibilità di far gravitare tutto sulla famiglia, non è cosa da poco: si comprende in questo senso anche la grande venerazione in questo territorio per la Santa Famiglia di Nazaret. Quando diciamo padre, madre, figlio non diciamo qualcosa di provvisorio, e quando diciamo che nello scoutismo si crescono figli di famiglia in vista di una società migliore, stiamo parlando di un modo di essere uomini: perché l’uomo è famiglia, e questo va pensato in ottica planetaria, di fratellanza universale”.

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Un discorso che vede pienamente d’accordo il fondatore del gruppo De Sensi, nella cui visione di scoutismo hanno da sempre un ruolo fondamentale i genitori dei ragazzi e le loro famiglie: una visione accolta a braccia aperte nel quartiere Bruzia. “Provenendo da altre esperienze scout, avevo delle idee molto precise su questo punto”, spiega De Sensi, “Anche a Bella ero riuscito a realizzare in tal senso una buona partecipazione. Qui ricordo che alla prima riunione aperta alle famiglie erano presenti tutti i genitori, al cento per cento. Ho cercato di portare avanti l’idea facendo in modo che la Giornata dei Genitori non fosse prevista all’ultimo giorno di campo, quando le famiglie si presentavano comunque per riportare i ragazzi a casa, ma infrasettimanale, al centro del campo, in maniera da darle rilevanza – così come avevo fatto per vent’anni a Bella, e per due anni nell’Altair, al Lamezia 1. I genitori aderivano sempre. Qualcuno che non era libero per la Giornata stabilita, aveva anzi il permesso di venire e partecipare al campo in qualsiasi giorno. Altra problematica dello scoutismo è il passaggio di testimone fra i capi, che consente la sopravvivenza del gruppo, e che può essere ostacolata qui in Calabria per motivi sociopolitici: quando si cresce si va via, emigrando per motivi di studio o di lavoro – per questa ragione a Bella dopo vent’anni non c’erano più capi. Quando ho iniziato qui la speranza e l’intento era che i capi si rinnovassero: siamo arrivati a 30 anni, e siamo ancora qui. Noi abbiamo come scout un patto con le tre scelte: politica, religiosa e associativa. Quando si arriva a scegliere alla fine del percorso la fede, e una partecipazione attiva dell’individuo non solo allo scoutismo, ma alla vita politica, sociale, culturale del territorio, come mi è successo anche nella precedente esperienza, è una vittoria.

A Bella, per fare un esempio, lo scoutismo ha sostenuto la nascita della Comunità Progetto Sud: si è partiti da un campo di lavoro a Capo D’Arco, nelle Marche, al quale ho partecipato come volontario nel ‘72, per poi organizzarne uno da noi, ospitato nell’attuale Scuola Materna di Bella, con forse 200 persone disabili in carrozzina. In un impegno decennale, il gruppo scout si è impegnato per convincere queste persone a venire: c’era una sensibilità di tutto il gruppo. Potrei fare altri esempi, come il sostegno all’obiezione di coscienza, portato avanti a livello regionale – allora la Legge Foschi non esisteva, non c’era il Servizio Civile, e si finiva a Peschiera come disertori. La sfida dello scoutismo di oggi è soprattutto quella di portare i ragazzi a sapersi orientare in un mondo dominato dai social, dalle fake news, a saper sviluppare uno spirito critico. Ed è davvero una sfida difficile”. Forte ma anche divertente la testimonianza in video-collegamento di Davide Mastroianni, membro del gruppo che oggi lavora a Teramo, fatta di ricordi e del “sorridere, cantare, e anche forse ballare, nelle difficoltà” che hanno formato l’uomo che è oggi. Dopo la prima parte, moderata da Stefania Cugnetto, la seconda ha visto l’intervento video dei responsabili regionali Agesci Marco Cariati e Marica Micalizzi, e dei loro portavoce in presenza Eugenia Taballi e Bruno Augusto, oltreché del responsabile di zona Filippo Colella che ha portato i saluti anche della collega Simona Tarantino. Pregnante il discorso dell’assessore alla Cultura e alle politiche giovanili del Comune di Lamezia Terme Annalisa Spinelli, presentata dalla seconda moderatrice Gisella Ferraro e dal capo Gruppo Christian Cosentino.

“Nel mondo di oggi, in cui è cambiata la famiglia, in cui siamo tutti connessi, quali relazioni fatte di fisicità, di dialogo, di confronto, anche di scontro reale e non virtuale possono esserci?” si chiede Spinelli, “Il problema sta proprio in questo, nel creare una comunità vera. Quindi realtà come queste, in cui ci si confronta e ci si vede, sono importanti. Quello che fanno gli scout è far recuperare ai giovani – che poi diventano adulti – la capacità di fare squadra. Gli scout dimostrano che per essere felici bisogna stare insieme, che per crescere bisogna fare esperienza, anche nelle frustrazioni. 30 anni sono tantissimi, chissà quanti chilometri di vita avrete fatto, recuperando quel senso di umanità oggi difficile da riscoprire. Viviamo come società una fortissima crisi, ma è in periferia che ritroviamo testimonianze edificanti come questa”. A tirare le conclusioni l’attuale parroco e assistente spirituale don Maurizio Mete: “Questa esperienza può proiettarsi nel futuro come esperienza educativa concreta, di ragazzi che imparano la responsabilità, nella dimensione del servizio e della gratuità. Tutto sta nella capacità di cogliere l’aspetto educativo in senso etimologico: estrarre con saggezza, competenza, suprema delicatezza, quei germi di bene, di positività, talenti, doni, che Dio ha posto con cura nel terreno fertile del cuore di ogni ragazzo. Occorre educare alla vita buona del Vangelo, alla scoperta di Gesù come unico Maestro e Pedagogo”. La due giorni di festa prosegue con un momento di convivialità fraterna, un grande fuoco di bivacco, e la messa domenicale.

Giulia De Sensi

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