
Lamezia Terme - Antonio Pandolfo, militante Pd, replica alla nota del segretario cittadino del PD Vittorio Paola che, dichiara: “oltre ad essere dispiaciuto per il tono paternalistico, nonché per la pretestuosità con cui tratta gli argomenti normativi, di cui pare non comprendere pienamente la portata (probabilmente mal suggerito dai suoi “consiglieri giuridici”), mi preme, innanzitutto, smentire che io, o chiunque altro, abbia mai riconosciuto come regolare, statutariamente e legalmente, il ruolo di Luigino Muraca, sia come Presidente del direttivo (ruolo invero inesistente) sia, tantomeno, come Presidente del Partito. Circostanza che Vittorio Paola sostiene di aver posto all’assemblea (quando mai?) e che ricaverebbe dal fatto che nessuno si è alzato per contestare quest’ultimo durante il suo prolisso intervento nel corso dell’ultima assemblea. Posto ciò, ritengo che, a prescindere dagli insulti personali e dalle bugie, su cui preferisco soprassedere, penso sia importante, più che contestare puntualmente i vari cavilli della nota, concentrarsi, invece, sul dato politico anche per cercare di far comprendere ai lettori cosa sta succedendo nella sinistra cittadina”.
Secondo Pandolfo “il vero problema del PD di Lamezia è che da dopo le elezioni comunali, lo stesso è prigioniero di patti tra maggiorenti locali e nazionali per spartirsi le aree di influenza in vista delle prossime tornate elettorali, ovviamente, a discapito di qualsiasi discussione interna e menomando la possibilità di portare avanti una seria opposizione in consiglio. Il tutto non ruota intorno a divisioni politiche o ideali, ma, semplicemente, a logiche di potere e di interesse per le quali si è potuto, in maniera irresponsabile, sacrificare quell’immenso patrimonio umano e politico che era emerso a sinistra nell’ultima campagna elettorale per le amministrative. Vorrei ricordare che a prescindere dai comunicati trionfalistici della dirigenza cittadina e provinciale, il PD è passato in pochi mesi da quasi 5000 voti delle comunali a meno di 2500 delle regionali, un dato che avrebbe dovuto spingere ad avviare una seria riflessione sugli errori del percorso intrapreso. Invece la “così detta” dirigenza ha preferito arroccarsi in difesa di patti spartitori, che nulla c’entrano con questa città o col bene collettivo, ed a continuare a combattere non contro la destra ma contro il “nemico interno” incarnato dai tanti compagni che col proprio impegno personale hanno tenuto accesa la fiamma della sinistra in città. È, poi, del tutto contraddittorio sostenere che non c’è nessuna repressione del dissenso, come fa Paola, mentre, lui stesso firma la richiesta di “espellere” uno dei consiglieri del PD, e non batte ciglio, ma anzi vive come una liberazione, l’uscita dal gruppo della nostra candidata sindaco”.
“Insomma, mentre il centrodestra - aggiunge Pandolfo - a soli pochi mesi dal voto appare bloccato nell’azione amministrativa, il PD (o meglio i suoi organi dirigenti), anziché fare opposizione, conduce un’azione di repressione contro chiunque non si adegui ad un disegno in cui il nostro Partito viene trasformato in un gigantesco comitato elettorale. Personalmente, se avessi intravisto nelle scelte di Paola e dell’attuale gruppo dirigente una volontà di tutelare il nostro territorio e l’autonomia del Partito, o di portate avanti i tanto decantati (quanto non praticati) “unità” e “rinnovamento”, anche se con idee diverse e nonostante i torti subiti, sarei stato a fianco di questo percorso, invece, vedo solo l’appiattimento sui desideri e sulle ambizioni personali dei “potenti di turno”, dal segretario Regionale, alla sardina fattasi “caccicco”, passando per il capogruppo Alecci, che vedono Lamezia, ma in realtà tutto il territorio, come strumento per raggiungere i loro piccoli obbiettivi personali. A dimostrazione della “degenerazione democratica”, parafrasando lo slogan di Irto, il rinnovamento si è ridotto a riproporre nei ruoli apicali del consiglio comunale e degli organi interni cittadini del PD personaggi con molte stagioni politiche sulle spalle (ed a volte anche con trascorsi discutibili) che non fanno politica, ma garantiscono gli equilibri per le prossime elezioni. Tutto ciò non è un problema solo di Lamezia, ed al segretario cittadino non posso imputare molto se non di essere un vaso di creta tra i vasi di ferro e di limitarsi a portare avanti un disegno non suo. Le macerie che la dirigenza regionale sta lasciando sul terreno sono ormai visibili non solo nel “laboratorio di Lamezia”, ma in tutta la Regione, da Catanzaro dove i dirigenti, che avevano inizialmente sostenuto Irto e Schlein, lasciano il Partito, a Vibo dove le giunte di sinistra entrano in crisi a causa dei diktat del consigliere Alecci, alle provincie di Cosenza e Reggio”.
Il militante Pd conclude la replica facendo un appello, “come già in passato, provare a ricostruire seriamente, con i fatti e non con le chiacchiere, la tanto proclamata, quanto non praticata, “unità”. Nessuno, qui, desidera entrare o avere piccoli ruoli in organismi direttivi, che, come dimostrano i fatti, non servono a nulla perché le decisioni vengono prese altrove. Desideriamo, invece, un Partito Democratico autonomo e non succube di processi decisionali estranei alla città, in cui i militanti abbiamo voce in capitolo sulle scelte e non siano chiamati saltuariamente a fare da figuranti riempi-sala. Così come desideriamo portare avanti una seria opposizione al centro-destra, che da otto mesi appare vegetare tra indecisione e inerzia, mentre il PD al massimo fa comunicati estemporanei”.
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