Rapì neonata a Cosenza, revocati i domiciliari a donna condannata

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Cosenza - Il gip del Tribunale di Cosenza ha revocato la misura degli arresti domiciliari a Rosa Vespa, la donna condannata ieri a 5 anni e 4 mesi di carcere per aver rapito una neonata. Il gip ha accolto la richiesta presentata, circa una settimana fa, di revoca degli arresti domiciliari e ha disposto nei suoi confronti l’obbligo di dimora nel comune di residenza, ovvero Castrolibero, e con l’obbligo di firma. La richiesta dei difensori, gli avvocati Teresa Gallucci e Gianluca Garritano, era stata avanzata prima della sentenza (emessa ieri) sulla base di specifiche motivazioni: la donna sta seguendo un percorso terapeutico con una psicoterapeuta e ha già scontato oltre un anno tra carcere e domiciliari.

Intanto, nella giornata di ieri il Tribunale di Cosenza ha ritenuto Rosa Vespa colpevole di sequestro di persona condannandola in primo grado a cinque anni e quattro mesi di carcere. La 53enne cosentina era stata arrestata un anno fa perché accusata di aver rapito la piccola Sofia che una neonata che aveva un solo giorno di vita ed era appena nata nella clinica “Sacro Cuore” di Cosenza. Secondo i consulenti medico-legali, Rosa Vespa al momento del rapimento non “presentava una struttura psicotica” ed era “lucida”. Il 21 gennaio di un anno fa Rosa Vespa e Acqua Omogo Chiediebere Moses furono trovati in casa con la piccola Sofia vestita da maschietto, a Castrolibero, nell’hinterland di Cosenza. Inizialmente fu arrestato anche il marito Moses, poi scarcerato dal Gip. Il 43enne nigeriano, difeso dall’avvocato Gianluca Garritano, si è sempre dichiarato innocente dicendo che la moglie ha fatto tutto da sola. E la sua posizione è stata archiviata. Vespa ha finto una gravidanza e l’arrivo di un bimbo di nome Ansel, mai nato.

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