Alluvione di ottobre nel lametino, Natale nel segno dei disagi: calo del 30% di fatturato in molte attività

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Lamezia Terme – A quasi due mesi dall’alluvione che nella notte fra il 20 e 21 ottobre si è abbattuta su Lamezia e in molti centri del comprensorio, restano ancora gravi i disagi provocati dai danni subiti dal sistema viario. Vi sono state una serie di riunioni alla Regione Calabria e in Prefettura, e lo stanziamento di risorse e fondi regionali e della Protezione civile, è sopraggiunta la dichiarazione di stato di emergenza da parte del Governo nazionale con la destinazione di importanti fondi e sono in corso alcuni lavori per mettere mano alla viabilità e alla rete di strada pesantemente compromessa.

Nonostante ciò, si è ben lontani da un ritorno alla normalità, dal momento che i tempi di ripristino completo del sistema viario si sono rivelati più lunghi del previsto. E a pagarne le spese sono soprattutto le comunità dei paesi montani, a partire da San Pietro a Maida, Curinga, Jacurso. Enormi difficoltà sono segnalate dalle famiglie, dagli studenti e dai tanti pendolari che si muovono verso Lamezia e Catanzaro, con tempi di percorrenza raddoppiati a causa dell’inaccessibilità dei percorsi principali. Ricadute importanti, ancora, sulle spalle degli operatori commerciali che – in un periodo delicato qual è il Natale - lamentano cali di fatturato anche del 30% a causa delle difficoltà nelle forniture e dell’inaccessibilità delle strutture. Proprio nei giorni scorsi, ad esempio, un imprenditore insediato nell’area di Maida ha annunciato azioni legali nei confronti delle amministrazioni pubbliche chiamate a ripristinare la viabilità. Si attende l’apertura del cantiere per il ponte crollato a Maida e fondamentale per la mobilità di tutti i comuni vicini. Restano, invece, intatte le limitazioni sulla strada provinciale che collega Maida a San Pietro a Maida e consente il transito verso Lamezia. A ciò si aggiungano le aziende agricole messe in ginocchio dall’alluvione con danni enormi e che in parte dovrebbero essere ristorati grazie al riconoscimento della stato di emergenza da parte del Governo.

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