Roma - "Il proibizionismo sulla cannabis ha fallito da tutti i punti di vista e genera illegalità. Chi lo difende non fa i conti con la realtà. Il magistrato Gratteri ha ribadito la sua posizione proibizionista sulla cannabis: non è una novità e, per dirla tutta, Gratteri almeno è coerente, avendo più volte detto che bisognerebbe proibire anche il consumo di alcool e tabacco, droghe legali che fanno molti più danni socio-sanitari". Lo scrive su Facebook il senatore e sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, promotore dell'intergruppo Cannabis Legale.
“Però, ci consenta il Magistrato, tra le tante, due obiezioni – prosegue Della Vedova - la prima: Gratteri afferma oggi in un'intervista che la quota del giro d'affari della cannabis sarebbe 'ridicola', intorno al 5% del totale del traffico. Possiamo sapere quale sia la fonte di questi dati? Perché a noi, che cerchiamo di studiare e approfondire al meglio la questione da qualche decennio, risultano dati assai diversi. Come quelli forniti dalla DNA, ad esempio, che però non utilizzeremo per evitare di alimentare polemiche. Prenderemo, invece, lo studio di Carla Rossi (pubblicato su Current Drugs Abuse Reviews, 2013 Vol.6, pt 122-129), in cui si stima in 22,5 miliardi il mercato complessivo degli stupefacenti in Italia, di cui 12 miliardi di cocaina e 7,1 miliardi di cannabis: un terzo del totale. Peraltro, le stime danno il mercato di hashish e marijuana in aumento. A questo si deve aggiungere che, a differenza delle altre sostanze, sempre più la criminalità organizzata controlla tutta la filiera, gestendo le piantagioni illegali di cannabis: i narcos in casa, dunque. Un fiume di denaro 'cash' tutt'altro che 'ridicolo' e che alimenta la corruzione e inquina l'economia legale”.
“La seconda obiezione - conclude - dice Gratteri che in una democrazia compiuta non si può pensare di rendere accessibili sostanze dannose per i cittadini. Al di là dell'impianto proibizionista generalizzato e delle sue conseguenze per Gratteri Stati Uniti, Canada o Svizzera non sono forse democrazie compiute?”.
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