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Crotone - Ci sono i genitori che piangono i figli, i fratelli che stringono i feretri delle sorelle, le urla di dolore che si mescolano alle preghiere silenziose. Davanti alle file di bare nella camera ardente allestita al Palamilone di Crotone è il giorno del dolore acuto e senza redenzione per le vittime del naufragio avvenuto domenica a Steccato di Cutro.

L'arrivo dei superstiti e dei parenti delle vittime è stato il culmine della disperazione e in alcuni casi sono dovuti intervenire i sanitari per soccorrere alcune persone che avevano ritrovato sulla bara il nome del congiunto. Una parte degli 81 superstiti e i parenti delle vittime - arrivati soprattutto da Germania, Austria ed Olanda - hanno poi celebrato una breve funzione religiosa. Guidati dal rappresentante anziano della moschea di Cutro, Mustafa Achik, hanno pregato con grande compostezza davanti alle, per ora, 66 bare allineate sul parquet dell'impianto sportivo. Una cerimonia semplice svolta nel silenzio. Poi ognuno si è avvicinato alla bara, o in alcuni casi alle bare, dei parenti. Al momento la polizia scientifica è riuscita a dare un nome a 42 vittime. Le identificazioni stanno continuando.

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Resta il mistero sui tempi dei soccorsi

Nel frattempo prosegue il lavoro di ricostruzione sulla fase precedente al naufragio e soprattutto sulla tempistica dei soccorsi con rimpalli di responsabilità fra autorità. Il comandante della Capitaneria di porto di Crotone Vittorio Aloi oggi ha spiegato: "Ci sarebbe bisogno di specificare molte cose su come funziona il dispositivo per il plottaggio dei migranti, da che arrivano nelle acque territoriali a che poi debbano essere scortati o accolti: le operazioni le conduce la Gdf finchè non diventano Sar. In questo caso la dinamica è da verificare".

Per poi aggiungere: "A noi risulta che domenica il mare fosse forza 4 ma motovedette più grandi avrebbero potuto navigare anche con mare forza 8. A noi non è giunto nessun allarme? Ripeto, adesso c'è un intricato discorso di ricostruzione dei fatti del quale non posso e non mi posso permettere di anticipare le conclusioni perché non ci siamo nemmeno arrivati. Stiamo rifacendo tutto il percorso dei fatti e poi riferiremo all'autorità giudiziaria".

Non cambia, almeno per ora, la linea della Procura di Crotone in merito all'oggetto dell'inchiesta aperta dopo il naufragio. A dirlo il procuratore della Repubblica Giuseppe Capoccia. "Stiamo raccogliendo tutti gli elementi - ha spiegato - per approfondire le indagini ma non c'è un cambiamento nell'oggetto dell'indagine". Il magistrato ha ribadito che il suo ufficio sta raccogliendo i dati per inquadrare la situazione. Qualora dovesse ravvisarne la necessità, la Procura chiederà l'acquisizione degli atti ufficiali e valuterà come procedere".

Procuratore di Crotone: "Ok rientro salme paesi origine"

Il procuratore della Repubblica di Crotone, Giuseppe Capoccia, giunto in visita alla camera ardente, si è soffermato con i parenti delle vittime del naufragio di domenica. A lui è stato chiesto soprattutto di fare in modo che le salme possano essere restituite alle famiglie al più presto per essere sepolte nei Paesi di origine o nelle nazioni europee dove si trovano ora i parenti. Il magistrato ha informato che da parte della Procura della Repubblica per i cadaveri che sono stati già riconosciuti non sussistono ostacoli di natura giudiziaria. Nelle prossime ore il Centro coordinamento soccorsi aperto nella Prefettura di Crotone esaminerà le procedure per la sepoltura o il trasferimento dei cadaveri.

Codacons presenta esposto su ritardo soccorsi

Il Codacons, "a seguito delle gravi notizie emerse in queste ore sulla stampa", ha reso noto di avere presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Crotone "sul caso della strage di migranti annegati a meno di cento metri dalla spiaggia di Steccato di Cutro". Nell'esposto, fa sapere l'associazione in una nota, "si chiede di indagare sui presunti ritardi nei soccorsi e di accertare le responsabilità delle autorità che avevano l'obbligo giuridico di intervenire in mare".

"Si è appreso che alle 22:30 di sabato scorso - è scritto nell'esposto - un velivolo Frontex in attività di pattugliamento avvistava e segnalava la presenza in mare di un'imbarcazione con circa 140 persone a bordo che presumibilmente poteva essere coinvolta nel traffico di migranti, a circa 40 miglia dalle coste crotonesi. Risulterebbe dalla stampa che la Capitaneria di porto non sarebbe intervenuta benché allertata. Orbene se fosse vero che la Guardia Costiera non si è attivata, e di ciò si chiedono le dovute indagini, ciò costituirebbe una grave omissione dal momento che, come noto, la Guardia costiera nel nostro ordinamento ha un duplice ruolo: in qualità di autorità marittima, ha responsabilità civili di prevenzione, sanzione e di soccorso in mare; sotto il profilo militare, ha la responsabilità di sorveglianza delle coste. Nello svolgere questa attività dipende dallo Stato maggiore della Marina militare. In virtù di tali ruolo e competenze la Guardia Costiera riveste una posizione di garanzia ai sensi dell'art. 40 comma 2 del codice penale nel tutelare la vita umana in mare ed, in caso di disastri come quello accaduto nel caso di specie, ha un vero e proprio dovere di attivazione e di intervento di prevenzione". Il Codacons chiede alla magistratura di "accertare fatti e responsabili alla luce delle possibili fattispecie di omissione di soccorso, omissione atti d'ufficio, naufragio colposo e omicidio colposo".

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