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Lamezia Terme - Assolto l’imprenditore lametino Filadelfio Fedele dall'accusa di aver prestato supporto alla cosca Giampà. Il gup di Catanzaro, Ferraro, all’esito del giudizio abbreviato richiesto dall’imprenditore, ha assolto Fedele con formula piena perché il fatto non sussiste. Secondo l’accusa l’imputato, dal 2005 al 2012, avrebbe prestato in maniera continuativa e sistematica assistenza agli associati alla cosca Giampà e, in particolare, avrebbe fornito strumenti di comunicazione ad alcune persone che partecipavano – anche a livello verticistico – alla associazione di ‘ndrangheta, sia in via diretta che per il tramite di altri soggetti, in particolare in contesti legati alle dinamiche estorsive. Accuse respinte dall’imprenditore lametino che, con l’ausilio dei propri difensori, gli avvocati Pino Zofrea e Francesco Iacopino, ha presentato una memoria difensiva per contestare le accuse a suo carico, fornendo anche documentazione finalizzata a dimostrare l’inaffidabilità delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia riferite all'imprenditore. Il giudice, all’esito della camera di consiglio, ha accolto la tesi dell’imprenditore.

"Si tratta - fanno notare i legali - della sesta pronuncia liberatoria nei confronti di Fedele il quale, già in passato, aveva dimostrato la propria estraneità agli addebiti rivolti a suo carico dalla Procura Distrettuale". Arrestato, infatti, nell’operazione “Medusa”, in fase cautelare le originarie accuse di concorso esterno in associazione mafiosa e di concorso in rivelazione di segreti d’ufficio, mosse a Fedele, erano state ridimensionate in un’ipotesi di favoreggiamento personale, con l’esclusione dell’aggravante dell’agevolazione del clan lametino. La Procura, anche sulla base di indicazioni di nuovi collaboratori di giustizia, aveva chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio per il delitto di favoreggiamento aggravato, ribadendo l’accusa – per Fedele – di aver favorito la cosca Giampà. Ancora, la Procura – su impulso della Direzione Investigativa Antimafia – aveva avviato un parallelo giudizio di prevenzione davanti al Tribunale di Catanzaro, al fine di ottenere il sequestro di tutti i beni del Fedele e l’applicazione della sorveglianza speciale nei confronti.

"Il procedimento di prevenzione, dopo una lunga battaglia giudiziaria, nel corso della quale l'imprenditore lametino – tra l’altro – aveva dimostrato la provenienza lecita di tutti i beni a lui riconducibili - ricostruiscono i legali - si è concluso con il rigetto integrale della proposta, personale e reale, avanzata dal Pubblico Ministero, sia in primo grado che davanti alla Corte di Appello di Catanzaro. A porre la parola “fine” sul giudizio di prevenzione, poi, ci ha pensato la Suprema Corte di Cassazione, nel gennaio 2017, confermando l’impostazione difensiva con il conseguente rigetto del ricorso presentato dal Procuratore Generale calabrese. Nel luglio del 2017, nel processo penale ordinario, anche il Tribunale Collegiale di Lamezia Terme (Presidente Carè), dopo un lungo dibattimento, aveva assolto il Fedele perché il fatto non sussiste, evidenziando la fumosità e genericità delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, principali accusatori dell’imprenditore. Esito decisorio confermato poi dalla Corte d’appello (Presidente Pezzo), con sentenza oggi passata in giudicato".

 “Siamo di fronte all’ennesima pronuncia assolutoria deliberata dal Tribunale di Catanzaro - dicono oggi gli avvocati Iacopino e Zofrea - che si somma alle precedenti decisioni di merito dei giudici catanzaresi e lametini e, quanto al procedimento di prevenzione, anche alla sentenza della Suprema Corte; per il Fedele si tratta di una lunga e interminabile via crucis che si spera, oggi, possa finalmente trovare il suo definitivo epilogo liberatorio”.

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