
Bologna - Continuavano ad incassare somme in pagamento di fatture, sottraendole all'amministrazione giudiziaria di un'azienda sequestrata e sottoposta a misura di prevenzione. E' l'accusa che la Dda di Bologna, con i Pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi, ha mosso ai parenti di due imputati nel processo di 'Ndrangheta 'Aemilia', Palmo e Giuseppe Vertinelli, imprenditori del Reggiano di origine calabrese, entrambi detenuti. Nei confronti di Antonio Vertinelli, 31 anni, figlio di Giuseppe, il Gip Alberto Ziroldi ha disposto i domiciliari, misura eseguita dai Carabinieri del Ros di Roma e del comando provinciale di Reggio Emilia. Indagati e perquisiti anche un fratello e un cugino dell'arrestato. Si tratta di una delle prime applicazioni di un articolo del codice antimafia, posto a tutela dell'amministrazione giudiziaria: lo sviluppo investigativo nasce dalla segnalazione della sottrazione di beni da parte proprio dell'amministratore giudiziario.
Nei confronti dei due indagati a piede libero il Gip ha ritenuto sussistenti gli indizi, ma non le esigenze cautelari. Secondo le inquirenti i tre avrebbero posto in essere condotte elusive 'in costanza' di amministrazione giudiziaria di beni sequestrati, con l'aggravante di aver agevolato l'organizzazione di matrice 'ndranghetista, attiva sul territorio emiliano e collegata alla cosca Grande Aracri di Cutro. E' stato accertato come i Vertinelli abbiano continuato ad incassare somme non dovute dalle fatture e indebitamente percepito, a vario titolo, altro denaro come pagamento dell'affitto di un complesso immobiliare a Montecchio Emilia, anche questo sottoposto a sequestro.
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