
Lamezia Terme – Negano ogni accusa e hanno fornito la loro versione dei fatti, le cinque persone finite ai domiciliari dopo i fatti avvenuti la notte di ferragosto contro un cittadino dominicano, la compagna incinta e la suocera. Le cinque persone, Massimo Campisano, Fabrizio Francesco Perri e Angelo Tolone tutti e tre di Falerna, Abdellah Cherkoui e Nouredine Ennaoui (che si è presentato spontaneamente in commissariato per fornire la sua versione dei fatti) di origine marocchine ma residenti a Lamezia Terme, sono stati destinatari, infatti, di un provvedimento di custodia cautelare agli arresti domiciliari da parte del Gip di Lamezia Terme perché ritenute responsabili di lesioni aggravate con finalità di odio razziale, dopo le indagini condotte dal Commissariato di Lamezia Terme guidato da Alessandro Tocco. Nel corso dell’interrogatorio, accompagnati dagli avvocati Antonio Larussa, Sergio Vescio e Davide Spena, hanno parlato e fornito la loro versione dei fatti, contestando le accuse che gli sono state rivolte, in linea con quanto dichiarato dal titolare del ristorante.
Le indagini comunque, continuano per delineare tutti i contorni della vicenda che vede due versioni distinte: da un lato il cittadino dominicano, la compagna e la suocera che hanno denunciato l’aggressione a sfondo razziale. Le loro dichiarazioni sono state ritenute dal gip firmatario dell’ordinanza “precise e concordanti e prive di contraddizioni con riferimento agli elementi essenziali del fatto e non vi è, pertanto, alcuna ragione per dubitare della attendibilità delle stesse”. Dall’altro lato, la versione del ristoratore e degli arrestati che parlano di un intervento per sedare la lite tra il ragazzo e la compagna. Gli inquirenti si concentrano in particolar modo sui video delle telecamere di sicurezza posizionate all’esterno del locale per ricostruire con esattezza la dinamica e accertare se vi siano altri responsabili. Secondo quanto ricostruito, infatti, sarebbero dodici in tutto gli aggressori.
C.S.
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