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Reggio Calabria - Un'operazione dei carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria è in corso nelle province di Reggio, Roma, Milano, Brescia e Crotone, per l'esecuzione di 10 fermi emessi dalla Dda e di numerose perquisizioni. Tra gli indagati dirigenti e funzionari pubblici e imprenditori. Dalle indagini è emerso che a Reggio Calabria operava un "comitato d'affari" composto da dirigenti e funzionari pubblici e imprenditori, capace di gestire la "macchina amministrativa comunale" nell'interesse della 'ndrangheta. Il comitato, aggirando la normativa antimafia, riusciva ad orientare la concessione di appalti multimilionari in favore di holding imprenditoriali riconducibili alle cosche. L'inchiesta denominata "Reghion", condotta dai carabinieri del Reparto operativo, ha portato al fermo di 10 persone tra le quali dirigenti e funzionari pubblici e imprenditori. I reati sono concorso esterno in associazione mafiosa, turbata libertà degli incanti, truffa, corruzione, induzione indebita a dare o promettere utilità, intestazione fittizia di beni e estorsione aggravata dal metodo mafioso. A 2 società del settore della depurazione e di fornitura di servizio idrico integrato, è stata contestata la responsabilità amministrativa. Sequestrate 15 società e due esercizi pubblici per 42,5 milioni.

I NOMI

L'ex senatore di An Domenico Kappler, due funzionari del Comune di Reggio Calabria e imprenditori reggini, romani e milanesi: sono le dieci persone sottoposte a fermo dai Carabinieri nell'operazione "Reghion". I fermati sono gli imprenditori reggini Domenico e Vincenzo Barbieri, di 52 e 54 anni; Antonio Franco Cammera (56), di Reggio Calabria; Marcello Francesco Antonio Cammera (60), di Reggio Calabria, dirigente settore Cultura-Turismo-Istruzione e Sport del Comune di Reggio Calabria, all'epoca delle indagini dirigente del settore Servizi Tecnici; Bruno Fortugno (62), funzionario del settore Servizi tecnici e alta professionalità per il Servizio idrico integrato del Comune di Reggio Calabria; Sergio Lucianetti (70), di Roma; Luigi Patimo (44), di Milano; Alberto Scambia (66), di Roma; Mario Scambia (76), di Reggio Calabria.

Nel corso dell'operazione sono state sottoposte a sequestro preventivo anche alcune società: Alluminio conduttori srl con sede a Brescia ed unità locali a Reggio Calabria e San Ferdinando; Astem Srl con sede a Roma ed unità locali a San Ferdinando; Aster Consult srl con sede a San Ferdinando; Essevu Srl, con sede a Colonna (Roma); Gear Srl con sede a Reggio Calabria; Global business service srl, con sede a Roma; Idrorhegion Scarl con sede a Roma ed unità locali a Reggio Calabria; Idrorhegion servizi srl unipersonale con sede a Reggio Calabria; Idrosur Srl con sede a Roma; ProgIn Srl, con sede a Roma; Rhegion-agua Scarl con sede a Milano; Sop di Barbieri Domenico & C Sas con sede a San Ferdinando; Smeco Lazio Srl a socio unico, con sede a Roma; Tecalco Srl con sede a San Ferdinando ed unità locali a Brescia.

"Kappler personaggio cardine della vicenda corruttiva"

Kappler viene definito dagli investigatori un "personaggio cardine della vicenda corruttiva" nonostante non avesse cariche formali che giustificassero il suo coinvolgimento nella vicenda. Ex amministratore delegato della società pubblica Risorse per Roma Spa - società in house partecipata interamente da Roma Capitale per gestire le attività di alienazione del patrimonio immobiliare capitolino - il manager sarebbe stato legato da stretti rapporti imprenditoriali con un altro fermato, Alberto Scambia, 66 anni, di Roma ed avrebbe corrotto un dirigente del Comune reggino affidandogli un incarico professionale per conto di Risorse per Roma. Kappler, che avrebbe avuto una significativa capacità di influenza con la società Acea di Roma, secondo le indagini dei carabinieri del Reparto operativo di Reggio Calabria, avrebbe palesato evidenti interessi nella gestione operativa di due società Idrorhegion e Acquereggine che ha gestito per molti anni, per conto del Comune di Reggio, il sistema di depurazione delle acque. Per ottenere il suo scopo, secondo l'accusa, Kappler avrebbe corrotto il funzionario del Comune reggino Marcello Cammera, all'epoca delle indagini dirigente del settore Servizi tecnici ed attuale dirigente del settore Cultura, turismo, istruzione e sport al quale avrebbe conferito, attraverso Risorse per Roma spa un incarico professionale.

Kappler, che avrebbe avuto una significativa capacità di influenza con la società Acea di Roma, secondo le indagini dei carabinieri del Reparto operativo di Reggio Calabria, avrebbe palesato evidenti interessi nella gestione operativa di due società Idrorhegion e Acquereggine che ha gestito per molti anni, per conto del Comune di Reggio, il sistema di depurazione delle acque. Per ottenere il suo scopo, secondo l'accusa, Kappler avrebbe corrotto il funzionario del Comune reggino Marcello Cammera, all'epoca delle indagini dirigente del settore Servizi tecnici ed attuale dirigente del settore Cultura, turismo, istruzione e sport al quale avrebbe conferito, attraverso Risorse per Roma spa un incarico professionale.

Al centro delle indagini un appalto pubblico da 250 milioni di euro

Un appalto pubblico da 250 milioni di euro, in project financing, per il completamento e l'ottimizzazione del sistema di depurazione delle acque, nonché la gestione delle risorse idriche di Reggio Calabria: è una delle opere pubbliche oggetto dell'indagini dei carabinieri del Reparto operativo di Reggio Calabria. Le vicende connesse alla predisposizione del bando di gara, all'aggiudicazione ed alla stipula della convenzione tra il Comune e l'aggiudicatario, per gli investigatori, hanno costituito "esempio paradigmatico" del mercimonio delle funzioni pubbliche e della sottomissione dell'interesse pubblico a quello che sono emerse - sostengono gli investigatori - in maniera "tanto disarmante e desolante, quanto eclatante" dall'indagine. Al vertice del comitato d'affari ci sarebbero stati l'ex deputato Psdi Paolo Romeo - già ai domiciliari dopo l'arresto del 9 maggio scorso quale "dirigente di un'associazione segreta" finalizzata al procacciamento di finanziamenti pubblici che avrebbe condizionato l'attività degli enti locali e già condannato in passato per concorso esterno in associazione mafiosa - e l'allora dirigente dei Servizi tecnici del comune Marcello Cammera.

Quest'ultimo, Luigi Patimo - rappresentante della società spagnola Acciona agua servicios con sede a Madrid - i cugini Alberto e Mario Scambia, nonché Domenico Barbieri e Paolo Romeo, con la complicità del responsabile del servizio idrico del comune di Bruno Fortugno abbiano pilotato il bando in favore dell'unica impresa partecipante. In particolare sarebbero state create "ad arte" condizioni tali da escludere la concorrenza di altre imprese o raggruppamenti temporanei di imprese. La procedura si è sviluppata durante il periodo in cui il Comune era commissariato per lo scioglimento per presunte infiltrazioni mafiose. L'aggiudicazione è andata al Raggruppamento temporaneo di imprese composto dalla spagnola Acciona Agua Servicios ed Idrorhegion Scarl, che, secondo l'accusa, grazie alla corruzione aveva potuto presentare il minimo ribasso dello 0,1%. Per completare l'opera, lo schema di convenzione che avrebbe dovuto essere sottoscritto dalla Giunta comunale di Reggio Calabria sarebbe stato redatto in maniera sbilanciata in favore del concessionario, prevedendo che i maggiori costi avrebbero zavorrato le bollette dell'utente finale. Ad oggi la convenzione per la gestione del servizio idrico e depurazione non risulta essere stata ancora firmata dalla Giunta Comunale. In cambio dei favori prestati i funzionari pubblici avrebbero avuto posti di lavoro e consulenze per parenti e congiunti.

Sospesi funzionari comune coinvolti

L'amministrazione comunale di Reggio Calabria ha provveduto a sospendere dal lavoro il dirigente del settore Cultura Marcello Cammera e il funzionario del settore Servizi tecnici e alta professionalità per il servizio idrico integrato, sottoposti a fermo stamani nell'ambito dell'inchiesta della Dda reggina. "A seguito dei gravi fatti emersi nell'ambito dell'odierna indagine 'Reghion' condotta dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria - è scritto in una nota - l'Amministrazione ha proceduto alla sospensione immediata dal servizio con privazione della retribuzione per i dipendenti comunali coinvolti nell'inchiesta".

De Raho: chiarezza o Reggio starà in fauci cosche 

"Questa città o farà chiarezza o non riuscirà a liberarsi dalle fauci della 'ndrangheta. Noi stiamo facendo la nostra parte". A dirlo è stato il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho commentando, con i giornalisti, l'operazione che ha portato al fermo di 10 persone tra le quali dirigenti e funzionari pubblici. "Questa di oggi - ha aggiunto - è un po' il seguito della precedente operazione 'Fata Morgana' e va letta con riferimento alle attività di Paolo Romeo", l'ex deputato Psdi attualmente detenuto in carcere dopo l'arresto del 9 maggio scorso nell'ambito dell'inchiesta Fata Morgana su una associazione segreta finalizzata che avrebbe condizionato l'attività degli enti locali e già condannato in passato per concorso esterno in associazione mafiosa. "Siamo stati costretti ad intervenire con provvedimenti contenutisticamente complessi - ha detto de Raho - e grazie alla capacità investigativa dei carabinieri siamo riusciti a colpire in modo approfondito appartenenti all'amministrazione comunale di Reggio Calabria, in particolare il settore dei Lavori pubblici dove per anni ha lavorato come dirigente Marcello Cammera, responsabile unico dei provvedimenti in numerosi bandi di gara e risultato, da numerose intercettazioni telefoniche ed ambientali, uomo di Paolo Romeo".

Tra i fermati anche Bruno Fortugno, 62 anni, funzionario del settore servizi tecnici e Alta professionalità per il Servizio idrico integrato del Comune, legato da stretti vincoli di parentela con i defunti boss della montagna Francesco e Domenico Serraino. Fermati anche personaggi noti dell'imprenditoria edile reggina come Alberto e Mario Scambia, da tempo residenti a Roma, e i fratelli Domenico e Vincenzo Barbieri, già coinvolti nell'indagine 'Meta' condotta dai carabinieri del Ros. "Cammera - ha detto de Raho - era in constante rapporto con Paolo Romeo per quel che riguarda tutta una serie di attività attinenti i lavori pubblici. E il ruolo di Cammera è fondamentale nel percorso per la gara d'appalto per la gestione del ciclo delle acque ed i servizi idrici nel comune con evidenti dati gonfiati proprio per gravare ulteriormente di spese le casse comunali e le tasche dei cittadini". Di "operazione storica per il contesto intaccato", ha parlato il comandante provinciale dei Carabinieri, col. Lorenzo Falferi. "Un vero e proprio network - ha detto - che, sfruttando cointeressenze nel tessuto economico-istituzionale ed imprenditoriale reggino, aveva costruito una fitta rete di relazioni a Milano, Roma e Brescia. Qui oggi non si è intaccato soltanto il braccio armato della criminalità organizzata ma strutture istituzionali e della pubblica amministrazione che avrebbero dovuto curare l'interesse collettivo". Una parte dell'inchiesta della Dda di Reggio Calabria è dedicata anche alle pressioni di Paolo Romeo "unitamente alla giornalista Teresa Munari", per fornire "appoggio mediatico a Marcello Cammera quando questi rischiava di perdere la poltrona di dirigente del settore servizi tecnici del Comune di Reggio Calabria. La predetta giornalista - scrivono gli inquirenti - utilizzerà tutta la sua influenza sulla stampa locale, e le proprie aderenze con esponenti politici, al fine di rintuzzare gli attacchi mediatici al dirigente (Cammera), concedendogli interviste tese a riabilitarne l'immagine pubblica e attaccando i suoi oppositori". 

Bindi: antimafia sollecitò intervento, ringrazio Dda e Carabinieri

"Ringrazio la DDA di Reggio Calabria e il Comando provinciale dei carabinieri per questa importante indagine che aiuta a fare pulizia e a recidere le connessioni tra le istituzioni pubbliche e la criminalità organizzata". Così la presidente della commissione antimafia, Rosy Bindi. "Fin dalle prime missioni a Reggio Calabria la nostra Commissione, sulla base della relazione prefettizia che aveva portato allo scioglimento del Comune e di numerose audizioni, aveva chiesto ai responsabili della gestione straordinaria di intervenire sulle posizioni di potere di alcuni funzionari e dirigenti, tra cui Marcello Cammera, che con i loro comportamenti opachi avevano aperto varchi alle imprese contigue agli ambienti mafiosi", ha concluso Bindi.

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