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Lamezia Terme - Matteo Messina Denaro, il boss della mafia arrestato oggi dopo trent'anni di latitanza e con alle spalle decine di ergastoli per le stragi del '92 e diversi omicidi, aveva fatto più volte tappa in Calabria nei suoi lunghi anni trascorsi per sfuggire alla giustizia.

E anche Lamezia - secondo le ricostruzioni fatte dagli investigatori che gli hanno dato la caccia - era diventata epicentro dei suoi spostamenti. Messina Denaro avrebbe trascorso un periodo della latitanza in Calabria. Lo rivelò, non sapendo di essere intercettato, uno degli arrestati nei tanti blitz eseguiti dalla Dda di Palermo nel corso di questi anni. Ed ancora, in un’inchiesta del settimanale l’Espresso pubblicata nel 2018, erano state pubblicate le dichiarazioni di un super testimone toscano di 45 anni e secondo la sua ricostruzione, Matteo Messina Denaro “viaggiava spesso per Lamezia Terme”.

Maxisequestro a Cosenza

Per anni si è ipotizzato che Matteo Messina Denaro fosse “transitato” dal Cosentino grazie ai rapporti tra Cosa Nostra e ’ndrangheta. L'ipotesi investigativa non ha mai avuto riscontri certi, anche se non sono mancati elementi concreti sui suoi legami con i calabresi. Nel 2011 sono furono sequestrati a Mendicino, nel Cosentino, diversi beni immobili riconducibili ai presunti fiancheggiatori del superlatitante arrestato oggi. Il blitz scattò nel gennaio. Il valore dei beni sequestrati ammontava, in totale, a oltre 22 milioni di euro e comprendeva immobili, aziende commerciali, terreni e disponibilità finanziarie. I beni immobili erano cinque, ubicati tra Mendicino, nel Cosentino, e Castelvetrano, in provincia di Trapani. Fu ipotizzato dagli inquirenti che possano essere stati usati come covi dallo stesso Matteo Messina Denaro. Una circostanza che fu, in realtà, svelata anche da un pentito. Il collaboratore di giustizia cosentino, Luigi Paternuosto, raccontò ai magistrati, proprio nello stesso periodo in cui avvennero i sequestri che in passato due emissari di Totò Riina e di Matteo Messina Denaro erano stati  a Cosenza per acquistare alcuni immobili. "So che l’affare andò in porto – riferì il pentito ai magistrati - ma non so indicare dove siano questi appartamenti. Si trovano comunque sulle quattro strade di Mendicino, prima di arrivare al paese". Il pentito raccontò anche i rapporti tra i boss del Cosentino e i capi di Cosa Nostra.

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