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Catanzaro – Al via il processo al Tribunale di Catanzaro, secondo il rito abbreviato, per due imputati nel procedimento scaturito dalle indagini del Nucleo Mobile del gruppo della Guardia di Finanza di Lamezia, diretta dal colonnello Fabio Bianco, su un pestaggio con conseguente truffa assicurativa ai danni di un artigiano lametino, reo di aver chiesto spiegazioni per un’aggressione al figlio minorenne. A scegliere il rito abbreviato, Alessandro Trovato e Francesco Gigliotti, accusati di lesioni gravissime, aggravate dall’articolo 7 (l’aggravante della modalità mafiosa, ndr). Il pubblico ministero Elio Romano ha discusso proprio stamane davanti al Gup Pietro Scuteri, concludendo la sua requisitoria con la richiesta di condanna per entrambi a sei anni. I difensori degli imputati, gli avvocati Salvatore Cerra e Sergio Vescio, hanno concluso la  loro arringa finale chiedendo per entrambi l’assoluzione. Tutto rimandato al 9 marzo prossimo, comunque, quando il Gup pronuncerà la sentenza di primo grado.

Per gli altri cinque imputati - Giovanni Scaramuzzino, Luigi e Franco Trovato, Antonio Voci e Francesco Cosentino - il processo è cominciato proprio ieri davanti al presidente Maria Teresa Carè al Tribunale di Lamezia. Nel corso dell’udienza, che vede i cinque imputati accusati a vario titolo di estorsione, truffa in danno di due compagnie assicurative, lesioni gravi e violenza privata, tutti aggravati dalle modalità mafiose, sono state ammesse le richieste, sia quelle avanzate dall’accusa sia dalla difesa, mentre il pubblico ministero Elio Romano ha chiesto la nomina di un perito per la trascrizione di alcune intercettazioni telefoniche e l’esame dei testi di lista. L’incarico al perito sarà affidato nella prossima udienza fissata a metà febbraio.

Secondo la ricostruzione dell’accusa la vicenda risale al 2010 quando A.D.V. si presentò da Alessandro Trovato e Francesco Gigliotti per chiarire la vicenda della lite con suo figlio. L’artigiano, secondo l’accusa, però fu malmenato dai due con calci e pugni e con un grosso martello di ferro, oltre che essere ferito più volte con un taglierino tanto da provocargli uno sfregio permanente sul viso. Le lesioni riportate, guarite in 85 giorni, lo costrinsero al ricovero in ospedale. Durante il periodo di permanenza, secondo l’accusa, ricevette la visita di Franco e Luigi Trovato insieme ad Antonio Voci, i quali lo minacciarono di ritorsioni se avesse denunciato il fatto e lo costrinsero a “partecipare alla truffa assicurativa architettata per ‘coprire’ le condotte criminose”. L’artigiano, per l’accusa, fu costretto ad affermare che le ferite riportate erano dovute ad un incidente stradale, di fatto mai avvenuto, tra un’automobile di proprietà di Francesco Cosentino e un autocarro. La pratica dell’incidente era seguita dall’avvocato Scaramuzzino “su mandato – secondo l’accusa - occulto ed interesse sostanziale di Luigi Trovato e Franco Trovato, predisponendo gli atti legali finalizzati ad ottenere l’illecito profitto”. L’assicurazione liquidò 33.500 euro. Per l’accusa 16.750 andarono alla vittima, 12.550 a Franco Trovato e 4.200 euro furono trattenuti da Scaramuzzino per le spese legali.

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