
Palermo – Un’altra perquisizione in casa dell'ex numero due del Sisde Bruno Contrada. A renderlo noto è stato lo stesso legale di Contrada, l'avvocato Stefano Giordano. La prima era stata eseguita il 26 luglio scorso su disposizione della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria che indaga sulle "connessioni" tra mafia e 'ndrangheta in particolare nel periodo delle stragi del 1992/1993 e sugli attentati ad alcuni carabinieri avvenuti nel '94 in Calabria.
Nel corso della perquisizione di stamattina, la pg avrebbe chiesto a Contrada di consegnare alcune agende e documenti e avrebbe tentato di interrogarlo. “Ma - secondo quanto riferito dallo stesso legale - gli agenti non hanno esibito alcuna delega o il decreto di perquisizione”. Per questa ragione l'avvocato ha chiesto e ottenuto che la polizia giudiziaria non continuasse la perquisizione.
L'inchiesta, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, ipotizza un patto tra mafia e 'ndrangheta nell'attacco sferrato allo Stato, tra il 1993 ed il 1994, in quella che fu definita la stagione delle "stragi continentali" con gli attentati di Firenze, Milano e Roma. Nell'ambito dell'indagine sono state notificate, mercoledì scorso, due ordinanze di custodia cautelare al boss di Brancaccio Giuseppe Graviano e a Rocco Santo Filippone, legato alla potente cosca di 'ndrangheta dei Piromalli di Gioia Tauro. L'attenzione degli investigatori sull'ex numero due del Sisde, che recentemente si è visto revocare dalla Cassazione la condanna a dieci anni per concorso in associazione mafiosa, nasce dai suoi presunti legali con Giovanni Aiello, ex agente di polizia ritenuto vicino ai Servizi, noto come "faccia da mostro". Un personaggio più volte entrato nelle indagini su casi irrisolti aperte dalla Procura di Palermo e ora finito nell'inchiesta di Reggio Calabria. Aiello è indagato per avere indotto a mentire ai pm un ex capitano dei carabinieri poi condannato per favoreggiamento alla 'ndrangheta.
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